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Fratel Filippo Buti
Scrivendo di
chiese, non è possibile tralasciare un cenno a fratel Filippo. Egli,
nei villaggi intorno ad Andreba, ha voluto dare un segno di vita
migliore. Ha fatto leva sulle possibilità della popolazione,
sollecitando la comunità a scoprire e valorizzare le proprie
capacità, in modo che la costruzione della chiesa diventi la spinta
per migliorare le abitazioni delle famiglie e a compiere un salto di
qualità nella vita civile. Così, come per incanto, dopo avere
attraversato piste impossibili, si giunge a villaggi in cui si
intravedono i segni del la volontà di cambiare, attraverso il pozzo,
la scuola, la sala riunioni.
Spesso la chiesa
attende ancora di essere ultimata, ma questo non è un problema se vi
è già una chiesa di persone che vive il Vangelo e opera la comunione
e la carità.
La carità è la
caratteristica di Filippo. Ovunque è circondato da poveri e bambini
ai quali dona la gioia.
Frate! Filippo ha
cercato di educare al rispetto della natura e ha fatto vari cantieri
per il rimboschimento, però non è facile educare alla previdenza chi
è privo dei mezzi per la sopravvivenza. Quanti tentativi andati a
vuoto, quante delusioni, però vale la pena continuare se i poveri e
gli sfiduciati acquistano la consapevolezza di non essere inutili,
di avere delle possibilità.
La stessa fiducia
la dona ai malati, ai quali dedica tanto tempo prezioso. La sua
presenza in mezzo a loro, crea subito un clima di gioia, perché
sanno di potere contare sul suo aiuto, sulle sue capacità prati che
e sul suo appoggio spirituale. Lo stesso conforto insieme con
un’iniezione di volontà decisa dona agli operai e a chi coltiva la
terra. Parla un misto di malgascio, italiano e bolognese, ma tutti
lo capiscono. Con quanta gioia mi porta in alto, per ispezionare una
strada in costruzione verso la zona dove sta costruendo una diga per
l’irrigazione e collocando una piantagione di essenze pregiate. Alla
conta degli operai, si trova sempre qualcuno in più, che non chiede
di esse re pagato, perché ha voluto offrire una giornata di fatica,
a favore del bene comune.
Bisognerebbe
scrivere i “fioretti di fratel Filippo”. Ne racconto uno. Più volte
ho espresso a frate! Filippo il desiderio di raccogliere qual che
minerale, poiché sono un collezionista accanito. Nei vari viaggi
egli mi guidava al dispensano, ai cantieri di lavoro, nelle varie
comun ità della brousse,
ovunque, ma i minerali non li vedevo mai. Al saluto finale, esprimo
il rammarico per non avere potuto raccogliere nemmeno un cristallo.
Egli mi sorride e dice: - Stavo dimenticando una cosa, ho un
bellissimo regalo per te. Mette la mano in tasca e mi offre un
sassolino scuro. La pietra più preziosa non è quella che luccica di
più. Il più insignificante ciottolo è altrettanto prezioso, perché è
amato da Dio e, poiché esiste, ha una motivazione, anche se a noi è
sconosciuta.
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