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Mons. GAETANO DI PIERRO SCI Vescovo di MORAMANGA (MADAGASCAR)
Mons. Gaetano Di Pierro S.C.J. PARROISSE S. COEUR - EVECHE' 504 MORAMANGA - MADAGASCAR tel. 00261.205.682.039 fax 00261.205.481.312 e_mail: tano@moov.mg
EREZIONE DELLA DIOCESI DI MORAMANGA (MADAGASCAR)
Il Papa ha eretto la Diocesi di Moramanga (Madagascar),
con territorio dismembrato dalla diocesi di Ambatondrazaka, rendendola
suffraganea della Sede Metropolitana di Antananarivo.
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INTERVISTA A MONS. GAETANO DI PIERRO, VESCOVO
DEHONIANO DI MOURAMANGA - MADAGASCAR (Dal Sito dei DEHONIANI IM : http://www.dehonianisud.it/index.asp) Quando all'età di dieci anni i suoi genitori
gli chiesero «allora,Gaetano, cosa vuoi fare
da grande?» lui rispose senza esitazione:
«Il missionario».
Non il prete, attenzione, ma il
«missionario» che, per dirla con le sue
parole, «è un altro mestiere». Gaetano
Dipierro, 63 anni portati magnificamente,
primo vescovo nella Diocesi di Moramanga
in Madagascar, poco più di cento chilometri
dalla capitale, parla, si appassiona e
sorride quando racconta dei suoi trentasei
anni vissuti in quel . «Perché il
Madagascar? Non lo so. Non l'ho mica scelto
io, è lui che ha scelto me». Un rapporto
d'amore, un legame inscindibile, una sorta
di attrazione fatale che dal 1975 rende
assolutamente straordinaria la vita di padre
Gaetano. «Sì, è così, io il Madagascar non
lo lascio più, ce l'ho nel cuore e io sono
nel cuore di questo paese. Dunque...».
La quarta isola al mondo per grandezza, un
luogo quasi magico, cinquanta aree E le anime? Rigogliose e verdi come l'ambiente? «Mah, che dire, di lavoro da fare ce n'è ancora tanto. Attualmente su circa cinquecentomila abitanti solo la metà è di fede cattolica». E gli altri? «La religione tradizionale malgascia è ancora piuttosto diffusa e predomina decisamente sulle altre religioni, dal cristianesimo ai musulmani fino a quelle asiatiche. Il problema vero è uno solo: noi sacerdoti siamo pochi, troppo pochi in un paese che invece ha un gran bisogno di fede e uomini di chiesa».
Una goccia nel mare, insomma... «Faccio solo un esempio per darvi la misura dell'emergenza che viviamo in Madagascar: nella grande zona delle foreste abbiamo un solo sacerdote per oltre cento comunità che vuol dire un numero di persone enorme. Lo scorso mese ho percorso oltre cinquanta chilometri a piedi per raggiungere un villaggio dove c'era bisogno di me, all'arrivo i piedi non li sentivo più».
«Poi, quando si rendono conto della gioia, della serenità e della grazia che ti comunica la fede, cambianocompletamente. È come se avvenisse una vera e propria trasfigurazione, si emozionano, si appassionano, non la smetterebbero mai di ascoltarti fino a quando, con il cuore gonfio d'amore, ti chiedono di diventare cattolici. Capite perché io il Madagascar non lo lascio più?».
In che modo? Faccia un esempio...
«Quello che proviamo a fare ormai da anni. Abbiamo realizzato ospedali e ambulatori, cerchiamo di offrire tutta l'assistenza sanitaria possibile. E se siamo riusciti a fare davvero tanto per la gente del Madagascar è solo grazie alla solidarietà e al sostegno dei nostri benefattori».
E al vostro grande impegno nel segno
della parola di Dio...
«Noi non abbiamo alcun potere, il nostro
lavoro quotidiano è quello di difendere chi
non ha voce. La gente ci ama e ci riconosce
perché proviamo a far rispettare i loro
diritti. Annunciamo Gesù, diamo coraggio
e consolazione a chi soffre, siamo una
società di vita apostolica composta da preti
e fratelli laici, solidali con la gente,
attenti ai loro problemi e impegnati per il
loro avvenire».
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PERES DEHONIENS MAISON St. JEAN ANALALAVA – AMBOHIBARY B .P. 42 – E-mail : nicola.giampietro@gmail.com 514 – MORAMANGA 24. 09. 11
Carissimi.
A tutti voi un caro saluto. Il 15 settembre sono rientrato in Italia e dal 21 mi trovo nella nostra comunità di Milano per I soliti controlli sanitari all’ospedale S. Raffaele. Ne ho fatto già tre; il 26 e il 28 ne farò altri due; spero tutto bene.
La Comunità. In testa alla lettera vedete l’indirizzo della nuova missione: “Maison Saint Jean” inaugurata il 1° luglio, festa del S. Cuore. Con me ci sono anche due sacerdoti dehoniani dell’Indonesia: Padre Bono, anni 56 e Padre Laurent anni 49; il sottoscritto ne ha 68 e con 12 operazioni subite; spero che non ve ne siano delle altre. Non è una media giovanile, ma spero che suppliscano la saggezza degli anni, l’esperienza di lunghi anni di apostolato e la voglia di continuare ad essere al servizio dell’annuncio della Parola di Dio. Padre Bono e Padre Laurent hanno qualche anno di esperienza missionaria nelle Filippine. Sono arrivati qui in Madagascar nel gennaio scorso e sono ancora impegnati a studiare la lingua malgascia e francese. Tra noi comunichiamo in una lingua meticcia, fatta di malgascio, di francese e di inglese, spesso mescolando tutte tre le lingue, mezzo o parecchio storpiandole.
Noi Dehoniani siamo arrivati nella diocesi di Moramanga
perché espressamente invitati dal Vescovo, Mons. Gaetano Di Pierro, lui stesso
Dehoniano. Il 3 luglio ci ha presentati ai cristiani in cattedrale e l’11 luglio
la comunità si è installata nella nuova missione.
Strutture. Le strutture della nuova missione comprendono: la residenza per la comunità, la chiesa ed una sala per incontri. Il grande costruttore e finanziatore è stato Padre Potenza. La residenza per la comunità è ancora tutta da arredare, lo faremo un po’ alla volta. Ai miei confratelli indonesiani che a volte chiedono quando l’acquisto di questo o quel mobile, rispondo invariabilmente: slowly , step by step. La chiesa, ha il tetto di lamiere, senza soffitto (provate ad immaginare il caldo e il freddo che procurano le lamiere e il rumore della pioggia); i paramenti liturgici e gli oggetti sacri sono stati chiesti in elemosina alla parrocchia dove ho lavorato 13 anni, alle suore del vicino ospedale, ad un organismo del Vaticano e al Vescovo, che ci ha dato la sua valigia da campo. Il resto, lo procureremo un po’ alla volta. Presso le comunità dehoniane in Italia busserò per avere un ostensorio, delle ampolline e un piccolo organo. Penso invece di ordinare a delle suore qui in Madagascar la confezione delle pianete per la domenica e feste e ad un artigiano del legno di Ambositra il tabernacolo; è un modo per aiutare la popolazione in loco; grazie se qualcuno vorrà offrire la somma necessaria per il loro acquisto. Anche la sala ha il tetto di lamiere, senza soffitto e per di più, è bassa. Non ci sono né tavoli, né sedie. Ho provato a stendere dei progetti che presenterò alla “C.E.I.” , a “Propaganda Fide” e a Kindermissionswerk, un organismo in Germania, speriamo! La residenza, la chiesa e la sala sono immersi in un bosco di eucalyptus; la casa più vicina è a 500 metri.
Ci manca un garage; sarà necessario asfaltare il cortile,
perché la zona è molto piovosa, raggiungendo gli 80-85 gradi di umidità e
avremmo bisogno di creare alcune strutture sportive-ricreative che affianchino
il centro sociale.
Finalità. La zona è lontana 5 Km. dalla cittadina Moramanga e 1 Km. dal villaggio più vicino: Analalava-Ambohibary. In questa zona, aperta ad un possibile sviluppo, il progetto diocesano prevede la creazione di una nuova parrocchia; Moramanga ne ha tre e la nostra sarebbe la quarta. Oltre il lavoro pastorale in zona, il Vescovo ci ha affidato l’animazione sociale, ci ha inseriti nella commissione “Giustizia e Pace” ed è suo desiderio che in zona, seconda la nostra spiritualità dehoniana, creiamo un centro sociale.
La Parrocchia. La nuova parrocchia sarà giuridicamente istituita il 27 dicembre, festa di S. Giovanni Evangelista ed a lui dedicata. Intanto abbiamo iniziato un lavoro pastorale di preparazione. La zona dista dalla parrocchia, alla quale ancora appartiene, circa 4 Km. Perciò non erano molti i cattolici praticanti ogni domenica. Lo stesso parroco a cui chiesi di farmi conoscere delle persone che potessero aiutarci negli inizi, non seppe darci nessuna indicazione. Invece, alla messa celebrata la domenica seguente al nostro arrivo, ci siamo trovati circondati da un centinaio di fedeli, di cui 50 ricevettero la comunione, diversi presero spontaneamente parte attiva alla liturgia: lettori, guida, raccolta delle offerte, ci fu la sorpresa di un violinista per accompagnare il canto e non mancò il discorso di benvenuto offertoci da uno degli anziani. Con queste premesse non è stato difficile iniziare il lavoro pastorale. La zona comprende tre diversi villaggi, che abbiamo denominato quartieri; in ognuno di essi abbiamo individuato delle persone che potessero fare il censimento dei cattolici e abbiamo dato loro delle schede dove trascrivere I membri di ogni famiglia, le loro date di nascita e I sacramenti ricevuti. Queste schede ci hanno permesso di avere una prima conoscenza dello stato spirituale della zona: intanto vi sarebbero 40 famiglie cattoliche, di cui 20 hanno celebrato il sacramento del matrimonio, e un totale di 220 cattolici, di cui 161 battezzati, 116 hanno ricevuto la prima comunione e 63 la cresima. Con queste prime conoscenze, abbiamo iniziato la visita delle famiglie. Abbiamo formato il gruppo degli educatori catechisti, che hanno seguito per 5 pomeriggi un breve corso di formazione iniziale; saranno loro stessi che andranno casa per casa per individuare e invitare al catechismo coloro che dovrebbero ricevere I rispettivi sacramenti: adulti, giovani e bambini. È stato stabilito un piccolo calendario liturgico e infine è stato eletto da loro un piccolo consiglio pastorale con presidente, vice, segretario e tesoriere. La macchina si è messo in moto. Al mio ritorno vedrò come ha funzionato.
Il Centro Sociale. Moramanga è una cittadina di circa 50.000 abitanti. Essa è posta lungo le strade e le linee ferroviarie che collegano Tananarive a Tamatave, primo porto del Madagascar, e alla regione del “Lac Alaotra”, il granaio del Madagascar. Inoltre intorno a Moramanga, sono state scoperte miniere di nickel e uranio, che malauguratamente sono state “svendute” a multinazionali straniere: canadese, coreana e cinese. Fin dall’inizio dello sfruttamento delle miniere un grande numero di operai provenienti da altre regioni del Madagascar si sono riversati a Moramanga, creando una serie di problemi sociali dovuti all’inserimento nel nuovo habitat, a mancanza di alloggi, a situazioni carenti di igiene, al non rispetto dell’ambiente; non mancano quelli dovuti al poco rispetto dei diritti dell’uomo e soprattutto dei diritti all’assistenza sociale degli operai.
In un primo tempo si era parlato anche di arrivo di
migliaia operai dalla Cina e dalle Filippine. Solo in parte questo si è
realizzato. Agli operai stranieri arrivati è stata data una zona particolare
dove alloggiare, chiusa ai Malgasci, e affidato loro un dato lavoro, finito il
quale, sono stati rispediti in patria. Sono rimasti gli operai malgasci, sparsi
nella cittadina e nei dintorni, alloggiati alla meno peggio,
La zona delle miniere è chiusa ai non addetti ai lavori; le visite sono teleguidate ed è proibito fare foto. Da questo potete capire che la situazione non è rosea. Il centro sociale vorrebbe essere un luogo d’incontro per tutti gli operai e soprattutto per quelli delle vicine miniere, dove essi possano incontrarsi, dialogare, condividere e avere momenti di formazione umana e cristiana. Siamo già in contatto con un sacerdote gesuita, che è animatore sociale nelle diverse fabbriche di Tananarive. Fin’ora abbiamo chiesto, noi sacerdoti, di visitare le miniere e di avere un’incontro con I responsabili delle miniere, ma ci è stato gentilmente risposto di seguire la procedura in atto: fare una domanda scritta e avremo la risposta. Poiché si avvicinava la data del mio rientro in Italia, abbiamo preferito rinviare tutto al mio ritorno.
Ecco gli inizi della nuova missione. L’abbiamo affidata al S. Cuore, alla Vergine, a San Giovanni Evangelista, patrono della cappella, a Padre Dehon e al Beato Giovanni della Croce Mendez, il primo beato dehoniano, martirizzato durante I moti spagnoli verso gli anni trenta.
Ci affidiamo anche alla vostra preghiera e alla vostra generosità.
Ancora un caro saluto. Padre Nicola
Parrocchia « Saint Jean » B.P. 42 – ANALALAVA 514 MORAMANGA 22. 01. 12
Carissimi.
Domenica scorsa, 22 gennaio, la nostra chiesa è stata eretta giuridicamente in parrocchia, la quarta della cittadina Moramanga. La liturgia è stata una vera catechesi sulla funzione della parrocchia, del servizio del Parroco e dei suoi compiti davanti a Dio e al Popolo di Dio. Durante il mio soggiorno in Italia l’anno scorso avevo avuto l’occasione di partecipare ad un insediamento di un nuovo parroco in una delle cittadine del Trentino; avevo notato la ricchezza della liturgia e l’ho presentata al nostro Vescovo, che ha accettato di seguirla anche in questa occasione. Diversi fedeli delle altre parrocchie hanno partecipato e tutte le comunità religiose hanno inviato I loro rappresentanti; eravamo 15 preti a far corona al Vescovo. La chiesetta non ha potuto contenere tutti I partecipanti; un centinaio di persone hanno partecipato dall’esterno, sotto un lungo e forte scroscio di pioggia; segno della benedizione di Dio, dicono I Malgasci. Ora inizia un lavoro più profondo per costruire la comunità vivente. Abbiamo affidato il nostro lavoro apostolico al Cuore di Gesù e all’intercessione del Cuore Immacolato di Maria, di S. Giovanni Evangelista, il patrono della Parrocchia e di Padre Dehon. Sono soltanto 3 i villaggi che appartengono al territorio parrocchiale. Il piano cittadino prevede uno sviluppo della zona; vedremo. Con l’erezione della Parrocchia daremo inizio anche all’attività del Centro Sociale, luogo d’incontro per gli operai della cittadina Moramanga. Avevamo chiesto un contributo finanziario agli organismi internazionali per completare la struttura esistente, ma due su tre hanno risposto negativamente e un altro considererà la nostra richiesta nel mese di maggio. Vogliamo sperare che se si chiude una porta, il Signore permetta che si apra almeno una finestra. Intanto ho dovuto far costruire almeno una ventina di tavoli e delle panche; sembra che I nostri amici del Trentino ci vogliano offrire un contributo: ecco la finestra che si è aperta. Al “Centro Sociale” e alla chiesa manca ancora il soffitto e per I nostri ragazzi che studiano catechismo mancano delle salette; ricordate le foto che ho inserito nella lettera natalizia. Non perdiamo la nostra speranza e ravviviamo la fiducia nella Provvidenza. Altre notizie. Abbiamo avuto la visita del Superiore Generale e il Consigliere Generale per la zona Africa. I temi più dibattuti: la formazione dei candidati alla vita religiosa e al sacerdozio e l’autonomia finanziaria della Regione Madagascar. Sono I problemi un po’ di tutti gli istituti e le soluzioni non sono facili. Vita di comunità. La nostra comunità è di nuovo cambiata: Padre Charly, un sacerdote malgascio, Padre Bono, un sacerdote indonesiano, che in questi giorni sta celebrando I suoi 25 anni di sacerdozio in Indonesia, Fratel François, religioso malgascio ed il sottoscritto. Alla domenica uno di noi celebra anche la S. Messa al vicino ospedale, gestito da una congregazione religiosa, dove sono curati I malati di lebbra, di tubercolosi e I “malati terminali” e un altro aiuta il Parroco della Cattedrale. Auguro a noi e a tutti voi una buona celebrazione alla Quaresima. Un caro saluto. Padre Nicola |
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