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La sua scelta era
motivata dalla venerazione verso il martire don Stefano Kurti,
parroco di Gurèz, ucciso dai marxisti. Oggi p. Pasquale Nalli e p. Giuseppe Civerra hanno preso il suo posto. L’entusiasmo di p. Giuseppe lascia meravigliati. Con i suoi problemi di età e di salute, non si ferma mai. Ha costituito accanto all’abitazione la sua piccola officina in cui, dai rottami ricava i giochi per i bambini. Il Vangelo annunziato ai piccoli, per lui è davvero dare insieme la felicità della conoscenza di Gesù e la gioia di socializzare e di sollevarsi dalle preoccupazioni e dalle fatiche quotidiane.
P. Pasquale fa il
punto sulla situazione. Le cose sono molto cambiate dal periodo
pionieristico degli inizi. La presenza del Missionario non polarizza
la comunità, per i progetti morali e sociali. P. Michele prima, p.
Giuseppe ed egli oggi, seguono e formano i giovani, ma la situazione
economica, la mancanza di sicurezza, l’attrattiva di un guadagno
facile li fanno fuggire in Italia e in altre nazioni. Egli ha
terminato la chiesa e l’ha resa bella come una cattedrale. Lavorando
personalmente sta migliorando l’abitabilità delle altre strutture,
ma non sono queste le sue preoccupazioni, perché egli si sente
chiamato a fare il pastore. L’amore alla sua gente lo spinge a
sperimentare tutti i mezzi per dare delle idee e degli aiuti allo
sviluppo economico e alla socializzazione. La liturgia e il canto in
chiesa, gli intrattenimenti e le recite nel teatro, le riunioni
formative e di divertimento, sono occasioni per fare migliorare i
rapporti umani, l’amicizia e la solidarietà e quindi la qualità
della vita. Ha fatto vari tentativi per invogliare attraverso l’esempio, a costituire piccole aziende agricole o artigianali familiari. Non viene tralasciata la carità. Preferisce non dare soldi, che sarebbero usati spesso per attraversare l’Adriatico, ma si offre a pagare piccole riparazioni o beni essenziali alla vita.
Molte volte
verrebbe la voglia di lasciarsi sopraffare dalla delusione e dallo
scoraggiamento, abbandonando tutto. Ma come p. Michele ricorda
l’insegnamento di Gesù: "Se il chicco di frumento non muore,
resta P. Dehon diceva: -I miei Missionari andranno nelle terre più difficili, per portare a tutti il regno del Sacro Cuore.
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Le missioni Dehoniane in Albania UNA PRESENZA SCJ IN ALBANIAMario Bosio, scj Michele Bulmetti, scj Questo articolo sulla presenza SCJ in Albania è stato scritto dai nostri due confratelli che lavorano in quel paese da circa dieci anni. Lo pubblichiamo ora, dopo l'invasione dei profughi kosovari che hanno sconvolto quel Paese e dopo aver ricevuto la notizia dell'improvvisa morte del p. Bulmetti (4 maggio 1999), che proprio ai profughi kosovari ha dedicato interamente le sue ultime settimane di vita. Era nato a Portocannone, un paese albanese del Molise. Ordinato sacerdote nel 1968,vive alcuni anni missionario in Mozambico; ostacolato in questa sua missione dall'avvento del comunismo, passa nella missione del Madagascar che presto però deve lasciare per malattia. Torna in Italia. Ma appena si aprono le frontiere dell'Albania per la caduta del comunismo, il p. Michele chiede di esplorare la terra dei suoi antenati e vi rimane, apostolo instancabile, dal 1991 fino al 1999, quando l'asma lo riporta nella casa del Padre comune. Ai suoi funerali sono accorsi numerosi, anche da luoghi lontani, cattolici e musulmani, autorità e gente semplice, le suore collaboratrici generose e i kosovari che aveva accolto in casa e nella chiesa che lui stesso aveva costruito per il Signore. Ma di fronte a tante persone in miseria e schiantate dal doloro, egli aveva pensato che la migliore inaugurazione di quella sua chiesa sarebbe stato il servizio della carità. Pochi giorni prima della sua morte, un giovane confratello della comunità di Roma, p. Stefan Tertünte, aveva avuto un colloquio telefonico con lui, per sapere se poteva accogliere tre o quattro confratelli, desiderosi di fare un mese di volontariato a favore dei profughi. In quella occasione, alla domanda se la sua regione soffriva molto per gli effetti della guerra, Bulmetti rispondeva: "Come no? Nelle nostre parrocchie più di 1000 profughi kosovari hanno trovato rifugio. Siamo a 30 Km dalla frontiera con il Montenegro, da dove arrivano a noi profughi ogni giorno di più. Soltanto ad alcuni chilometri da qui c'è un campo profughi con 5000 kosovari... E i profughi per la maggior parte sono musulmani, e fanno sempre il legame: Milosevic - Croce - Cristiani! Con questa mentalità arrivano da noi... E poi? E poi succedono delle cose che io non mi sarei mai aspettato di vedere: che un musulmano del Kosovo - anch'essi conosciuti per il loro fanatismo - accetta la visita, l'aiuto di un sacerdote cattolico. Mai l'avrei pensato. C'è, anche in questa tragedia, una possibilità. Sono convinto che questi kosovari, dopo aver sperimentato la solidarietà di cristiani che non chiedono proprio niente per l'aiuto che danno, tornando nel loro paese avranno un'altra immagine di ciò che significa cristiano. In fondo questa catastrofe spinge e aiuta a incontrarci, semplicemente, come fratelli". ... Solo sei giorni dopo questa telefonata, il p. Michele Bulmetti tornava in seno a Dio. Confidiamo che di lassù voglia assecondare anche meglio queste speranze (NdR). * * * * * L'Albania è un piccolo Stato; derubato della Macedonia e del Kosovo, ora non raggiunge i 30.000 Km quadrati. Ha una popolazione giovane di appena 3,5 milioni di abitanti. È l'unico Stato europeo a maggioranza musulmana, valutata intorno al 70%, mentre il 17 ed il 13% sono rispettivamente ortodossi e cattolici. Ponte tra l'Oriente e l'Occidente, è da sempre terra di passaggio e di conquista di eserciti invasori. Dal 1479 sotto il dominio turco musulmano, nel 1912 acquista una certa autonomia, sotto tutela, ma è subito calpestata dagli eserciti invasori della prima e seconda guerra mondiale. Finita la guerra, va al potere il più terribile dei regimi comunisti che, tolta ogni libertà, distrutte le chiese, uccisi i sacerdoti, nel 1967 raggiunge il massimo del terrore e, unica nazione al mondo, si dichiara senza Dio. La dittatura resiste fino al 1991 quando, con il contributo preponderante dei cattolici, inizia quella rivoluzione che porterà questo popolo alla libertà. La dittatura ha costruito 800.000 bunker, ha instaurato un regime di terrore e di diffidenza - in ogni casa c'era un delatore -, ha derubato il popolo della speranza e della voglia di costruire il futuro. Nei villaggi inaccessibili delle montagne del nord si sono rifugiati i cristiani che hanno conservato la fede ma che si reggono su tradizioni del 1400 sancite in un libro che fa ancora testo: il CANUNI. Storia di Gürez Nel 1991 inizia anche l'avventura dei Sacerdoti del Sacro Cuore in terra d'Albania, per il coraggio di un nostro confratello arberesh (cioè di dialetto albanese), p. Michele Bulmetti. È stato uno dei primi sacerdoti a rimettere piede in Albania. Nel giugno del 1994 è stato raggiunto da p. Mario Bosio. P. Michele ha scelto con cura un luogo di profonde tradizioni cristiane su cui impiantare l'opera del Signore. Terra bagnata dal sangue di tanti martiri, tra cui il sacerdote D. Stefano Curtis; i comunisti, dopo aver ucciso il prete, avevano raso al suolo la chiesa e la scuola cattolica. P. Michele, con grande coraggio e grossi sacrifici personali, anche per la malferma salute, ha voluto far risorgere la chiesa e la speranza, e c'è riuscito. Il villaggio si chiama Gürez, è posto in pianura a nord di Durazzo e di Tirana, ha un territorio di circa 140 Km quadrati, comprende sei villaggi con una popolazione valutata tra i 10-12.000 abitanti, per il 90% cattolici. Avuti in dono quasi tre ettari di terreno, p. Michele, con l'incoraggiamento della nostra comunità provinciale dell'Italia meridionale, l'aiuto di tante persone buone, l'entusiasmo dei nostri studenti di Andria e di Bologna e la presenza costruttiva dei volontari, ha posto le basi per una grande opera. Al centro c'è la chiesa, sulla sinistra la casa delle bravissime suore basiliane con ambulatorio, asilo, reparto per l'accoglienza dei volontari, spazio per la formazione delle giovani. A destra cappella, sale di catechesi, uffici parrocchiali, casa per i religiosi e per i nostri seminaristi, magazzini e quanto serve per l'accoglienza di gruppi. La casa ora è abitata dalle suore e dai padri, non ha ancora tutto quello che serve, ma ha l'essenziale per abitarvi dignitosamente. Con il lavoro delle nostre mani e l'aiuto dei volontari e degli studenti di Bologna abbiamo fatto gli impianti idraulici ed elettrici, risparmiando tantissimo sulla spesa. Ora si sta montando il tetto della chiesa, dono della nostra Provincia IM, e finalmente le grandi opere sono finite. Restano da fare l'intonaco esterno e interno della chiesa e quello esterno della casa, completare il muro di recinzione verso la strada, chiudere il campanile che per ora ha solo la struttura esterna in cemento armato; ci sarà ancora bisogno delle suppellettili della chiesa e della casa ed è necessario e urgente scavare un pozzo per avere acqua potabile. La casa dei padri è stata finanziata con i soldi avuti dalla Provincia IM, la chiesa invece ha avuto più benefattori e da ultimo la nostra Provincia per il tetto. La casa delle suore invece è stata finanziata dal loro Istituto, mentre l'ambulatorio e l'asilo hanno ricevuto aiuti da alcune diocesi per interessamento di p. Michele. Per la chiesa un grande aiuto di circa 50 milioni è giunto dalla A.C. di Ancona a cui va un nostro grandissimo grazie. |