P.  LEONE  GIOVANNI  DEHON

FONDATORE DELLA

CONGREGAZIONE DEI SACERDOTI DEL SACRO CUORE DI GESU'

 

 nasce a La Cappelle il 14 marzo  del 1843

muore a Bruxelles il 12 agosto 1925

 

Prima di morire, rivolgendosi al S. Cuore di Gesù dice:

"Per Lui sono vissuto e per Lui muoio"

Scritti di p. Dehon

"DISCITE A ME" 

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SAN GIUSEPPE

IL CUORE SACERDOTALE DI GESU'

MEDITAZIONI PER IL CLERO 

Introduzione del p. A. Tessarolo s.c.j.

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Il S. Cuore di Gesù (p. Leone Giovanni Dehon)

 

SUI DOLORI DEL CUOR DI GESU’ NELLA SUA PASSIONE (p. Dehon)

 

 

TESTAMENTO SPIRITUALE

Miei carissimi figli,
vi lascio il più meraviglioso dei tesori: il Cuore di Gesù. Egli appartiene a tutti, ma ha delle tenerezze particolari per i sacerdoti che gli sono consacrati e sono completamente dediti al suo culto, al suo amore, alla riparazione che il sacro Cuore ha domandato purché siano fedeli a questa bella vocazione.
Nostro Signore amava tutti i suoi apostoli, ma ha amato con una tenerezza speciale l’apostolo san Giovanni, al quale ha affidato la Madre sua e il suo divin Cuore.
Il decreto di Leone XIII del 25 febbraio 1888 lo affermava: "Questo istituto sarà come un mazzo di fiori per il Cuore di Gesù, se i suoi membri vivranno in tutto uniti e consacrati al sacro Cuore e se faranno regnare il suo ardente amore in se stessi e fra i popoli che evangelizzeranno"
Interpretando un detto di Davide possiamo dire: Il Cuore di Gesù è la mia porzione. Quanto è bella la parte che mi è toccata nell’eredità comune! (cf. Sal 16,5).
Comprendete che una così bella vocazione richiede un grande fervore e una grande generosità.
Non dobbiamo mai perdere di vista il nostro scopo e la nostra missione nella chiesa, come sono posti in rilievo nei primi due capitoli delle nostre costituzioni:
- un tenero amore verso il sacro Cuore, preparato col distacco dalle creature e con la vittoria sulle nostre passioni;
- la riparazione con tutte le sue pratiche: le messe e comunioni riparatrici, l’ammenda onorevole, l’adorazione riparatrice quotidiana, l’ora santa, le mortificazioni compatibili con la nostra salute, regolate dall’obbedienza;
- l’abbandono di noi stessi in spirito di vittima al sacro Cuore, per sopportare con pazienza e anche con gioia le croci che la divina provvidenza ci invierà.
Questa vocazione esige un’abituale vita interiore e l’unione con Gesù.
Dobbiamo perciò adottare tutti i mezzi per giungervi e per rimanervi ben saldi.
La vita interiore non si conserva senza una grande regolarità e senza la pratica del silenzio religioso.
Per stabilirvi in questa vita interiore consacrerete tutti i giorni una buona mezz’ora alla meditazione del mattino, oltre al tempo per le preghiere vocali, e una mezz’ora per l’adorazione riparatrice. Farete ogni giorno la vostra lettura spirituale, che dividerete fra la sacra Scrittura e un libro di ascetica o la vita d’un santo. Sceglierete la vita dei santi che si possono chiamare i santi del sacro Cuore, quelli che meglio lo hanno conosciuto e hanno praticato la sua adorabile devozione.
Per quanto posso vi affido tutti al Cuore di Gesù. Vi raccomando alla sua misericordia. Gli rivolgo la preghiera che egli indirizzava al Padre per i suoi discepoli: Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato (Gv 17,11).
Vi affido ugualmente alla nostra Madre del cielo. Nostro Signore vorrà ben dirle a vostro riguardo ciò che diceva di san Giovanni sul Calvario: Ecco i tuoi figli (cf. Gv 19,26).
Amiamo particolarmente i prediletti di Gesù:
Maria e Giuseppe, i tre grandi Arcangeli, san Giovanni Battista, san Pietro, san Giovanni, santa Maria Maddalena e tutti i santi del sacro Cuore.
Per dirvi qualcosa di me stesso, vi chiedo perdono di avervi così poco edificati. Non mi faccio illusioni. Mi metto al di sotto di tutti gli uomini per l’abuso che ho fatto delle grandi grazie ricevute.
Per far risaltare la sua misericordia, Gesù mi ha conservato la missione affidatami, malgrado la mia indegnità.
Spero di salvarmi, poiché la misericordia del Signore non vorrà smentirsi; ma dovrò fare una grande espiazione. Sollecito ardentemente le vostre preghiere per il riposo della mia anima.
Non ho bisogno di dirvi che, se nostro Signore vuol accogliermi alla sua presenza, pregherò per tutti voi e per l’opera che è così cara al sacro Cuore.
Perdonatemi le sofferenze che vi ho potuto causare e i cattivi esempi di tiepidezza che vi ho dato.
Come san Giovanni, mio maestro e modello, dico a tutti: Amatevi gli uni gli altri come Gesù Cristo vi ha amati (cf. 1Gv 3,23).
Vi prego con tutto il mio affetto e per quell’affetto che avete avuto per me, di sforzarvi perché la carità regni sempre tra voi.
Non proferite mai una parola di critica o di amarezza l’uno contro l’altro. Abbiate sempre un grande rispetto per coloro che tengono il posto di Dio presso di voi.
L’obbedienza, la regolarità, la povertà sono la salvaguardia di una congregazione.
Sapete che le famiglie religiose sacerdotali sono state, in genere, aiutate ai loro inizi da vergini consacrate, che hanno pregato secondo le loro intenzioni, come la santa vergine Maria faceva per san Giovanni. Questo aiuto a noi non è mancato. Due comunità soprattutto ci hanno offerto il concorso delle loro preghiere e dei loro sacrifici.
Dobbiamo una riconoscenza perenne alle Suore Ancelle del Cuore di Gesù di san Quintino. Non mi è possibile esprimere a parole tutto quello che hanno fatto per noi, fino ad offrire la loro vita per il successo della nostra opera.
Non abbiamo alcun legame canonico con loro. La Santa Sede non autorizza più le comunità unite come avveniva per gli ordini antichi. Ma questo non impedisce l’unione di preghiere e sacrifici. Non dimenticatelo mai.
Mentre fondavo l’opera a San Quintino con il concorso delle Suore Ancelle, le Suore Vittime di Namur preparavano alcuni santi sacerdoti che si unirono a noi, come il rev. p. Andrea, di santa memoria, e il p. Charcosset, il mio fedele assistente. Vi ricorderete anche di queste Suore.
La mia ultima parola sarà per raccomandarvi ancora l’adorazione quotidiana, l’adorazione riparatrice ufficiale, in nome della santa chiesa, per consolare nostro Signore e per affrettare il regno del sacro Cuore nelle anime e nelle nazioni.
Offro ancora e consacro la mia vita e la mia morte al sacro Cuore di Gesù, per il suo amore e secondo le sue intenzioni.
Tutto per tuo amore, o Cuore di Gesù!

Fatto a San Quintino, durante i tristi giorni della guerra, nel 1914.
Giovanni del Cuore di Gesù

 

 

PATTO D’AMORE

(del servo di Dio p. Giovanni Leone Dehon)

Gesù mio, dinanzi a te e al tuo Padre celeste, alla presenza di Maria Immacolata, mia Madre, e di san Giuseppe, mio protettore, faccio voto di consacrarmi per puro amore al tuo sacro Cuore, di dedicare la mia vita e le mie forze per l’opera dei Sacerdoti del tuo Cuore, accettando fin d’ora tutte le prove e tutti i sacrifici che ti piacerà domandarmi.
Faccio voto di dare a tutte le mie azioni l’intenzione del puro amore per Gesù e per il suo sacro Cuore, e ti supplico di toccare il mio cuore, di infiammarlo del tuo amore, affinché non abbia solamente l’intenzione e il desiderio di amarti, ma anche la gioia di sentire, per l’influsso della tua santa grazia, tutti gli affetti del mio cuore accentrati unicamente in te.

Rinnovazione quotidiana

O Gesù, rinnovo con amore il patto che ho stretto con te. Dammi la grazia d’esservi fedele.

 

Appendice

Congregazione delle cause dei Santi

MECHLINIEN. seu SUESSIONEN. Causa di Beatificazione e Canonizzazione del servo di Dio

 

LEONE GIOVANNI DEL S. CUORE DI GESÙ
(al secolo: Leone Gustavo Dehon)

Sacerdote fondatore della Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù (1843-1925)

 

DECRETO SULLE VIRTÙ

"Il regno del Cuore di Gesù nelle anime e nella società": così il Servo di Dio P. Leone Giovanni del S. Cuore di Gesù Dehon, fondatore della Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù, compendiava le sue più alte aspirazioni e la missione della sua Famiglia Dehoniana nella Chiesa. A questo progetto spirituale e apostolico consacrò tutte le ricchezze delle sue energie, concludendo la sua vita, all’età di 83 anni, con uno sguardo d’amore all’immagine prediletta del Cuore di Gesù: "Per te sono vissuto, per te io muoio".
Leone Gustavo Dehon nacque il 14 marzo 1843 a La Capelle (Aisne), in Francia, nella diocesi di Soissons. Egli godrà d’essere stato battezzato il 24 marzo successivo, alla vigilia dell’Annunciazione, "unendo - scriverà - il mio battesimo all’Ecce venio di Nostro Signore". Dirà, infatti, ai suoi figli spirituali, gli Oblati-Sacerdoti del S. Cuore di Gesù: "Nell’Ecce venio e nell’Ecce Ancilla si trova tutta la nostra vocazione e missione".
Dalla famiglia, distinta e stimata, il giovane Dehon attinse caratteristiche di nobiltà d’animo e signorilità di portamento che lo rendevano ricco di umanità e aperto a relazioni d’amicizia con personalità civili ed ecclesiastiche durante tutta la sua esistenza. In particolare, ringraziava Dio "per il dono d’una mamma che l’aveva iniziato all’amore del divin Cuore".
Durante gli studi umanistici, favorito dalla guida spirituale di sacerdoti eminenti per scienza e virtù, sperimenta la prima chiamata al Sacerdozio nel Natale del 1856. Ma suo padre, che sognava per lui una brillante posizione sociale, cercò di distoglierlo dalla sua vocazione, inviandolo al Politecnico di Parigi, dove infatti, all’età di 21 anni, Leone Dehon conseguì il dottorato in diritto civile. Tuttavia la frequenza a S. Sulpizio, "là dove regnava uno spirito sacerdotale" - scriveva - dona vigore all’attrattiva verso il sacerdozio. Accetta l’offerta del padre d’un viaggio in Oriente, gode anche di percorrere la terra di Gesù; ma, al ritorno, senza cedere alle resistenze familiari, si ferma a Roma, va dal Papa Pio IX e gli confida la propria vocazione. Il Papa, nel quale ammira "la bontà unita alla santità", lo invita ad entrare nel seminario francese di S. Chiara. Vi entra, di fatto, nell’ottobre 1865: "ero finalmente nel mio vero elemento: ero felice!" Gli sarà illuminata guida spirituale il saggio rettore, p. Freyd, il quale lo seguirà, anche dopo l’ordinazione sacerdotale, fino alle scelte che si riveleranno decisive per la sua futura missione di fondatore.
Ricordando la sua ordinazione sacerdotale, nella Basilica Lateranense, il 19 dicembre 1868, il Servo di Dio ci apre il suo animo esultante: "Mi sono alzato Prete, posseduto da Gesù, tutto pieno di Lui, del suo amore per il Padre, del suo zelo per le anime, del suo spirito di preghiera e di sacrificio". Un preludio splendente della sua lunga, feconda vita di Sacerdote del S. Cuore.
Dopo la forte esperienza ecclesiale, quale stenografo al Concilio Vaticano I, il giovane sacerdote Dehon, docile al suo direttore di spirito, rinuncia all’invito di p. d’Alzon per una collaborazione all’Opera da questi iniziata, e accoglie l’obbedienza del suo Vescovo, divenendo l’ultimo dei cappellani della basilica di S. Quintino (diocesi di Soissons).
Qui l’attendeva la volontà di Colui che l’aveva scelto e chiamato per divenire maestro e padre di numerosi discepoli del S. Cuore e apostoli "del suo regno nelle anime e nella società". Fervore spirituale e pastorale bruciava il cuore e la mente del giovane vicario. Il suo animo era aperto alle necessità religiose e sociali della gente e del tempo. Le sue decisioni, come sempre in seguito, erano illuminate e rapide: prese iniziative capaci di rispondere alle esigenze pastorali e sociali. Partecipò ai primi congressi di associazioni operaie; fondò un giornale cattolico; diede vita a un patronato per l’accoglienza e la formazione dei giovani. Un evento, frattanto, segnò il suo cammino: il Vescovo gli affidò l’assistenza spirituale delle Ancelle del S. Cuore: "una circostanza provvidenziale, dirà, che preparò l’orientamento di tutto il resto della mia vita". Il progetto di amore e di riparazione al S. Cuore, che animava quell’istituto, attendeva d’essere condiviso da una congregazione sacerdotale.
Nel luglio 1877, la stima del nuovo Vescovo di Soissons, Mons. Thibaudier, che aveva designato Leone Dehon canonico onorario della cattedrale, gli affidò l’impegno di promuovere un collegio cattolico a S. Quintino, consentendogli di dare inizio, in esso, alla fondazione d’una nuova congregazione religiosa: gli Oblati del Cuore di Gesù. Il 28 giugno 1878, festa del S. Cuore, nella cappella del Collegio S. Giovanni, come volle chiamarlo, il canonico Leone Dehon emetteva i voti religiosi e, come primo Oblato del Sacro Cuore, vi univa il voto di vittima d’amore e di riparazione. Per questo volle chiamarsi con un nome nuovo: p. Giovanni del S. Cuore.
Più tardi, meditando sulle vicende spesso assai dolorose della sua storia, egli scriverà: "Nostro Signore ha accettato il mio atto d’oblazione. Egli voleva fare dell’Opera un edificio importante. Per questo ha scavato così profondamente...". Le prove cominciarono presto. Dopo pochi anni di fervida attività, mentre stavano fiorendo le prime vocazioni, il Servo di Dio accolse con esemplare umiltà e obbedienza, l’intervento del S. Officio (dicembre 1883), che, a motivo d’alcuni riferimenti a pretese rivelazioni e per l’esaltazione di qualche imprudente, ordinò la soppressione della giovane fondazione. Ma dopo quel "consummatum est", già nel marzo 1884, ecco la "risurrezione" con il nuovo nome di Sacerdoti del S. Cuore. Il Breve di Lode del 25 febbraio 1888 dimostrò il consolidarsi dell’Istituto e gli diede slancio missionario. Leone XIII incoraggiò il Servo di Dio a "predicare le sue encicliche"; a sostenere con la preghiera e la collaborazione i sacerdoti; a suscitare case di adorazione; a donarsi per le lontane missioni: "Ecco la missione affidataci dal Papa", annoterà con gioia p. Dehon. Lo ripeterà ai suoi figli: "Vi lascio il più meraviglioso dei tesori, il Cuore di Gesù. Non dobbiamo mai perdere di vista la nostra missione nella Chiesa".
La Congregazione si consolida: il 4 luglio 1906, s. Pio X diede il Decreto d’approvazione dell’Istituto e, il 5 dicembre 1923, Pio XI emanerà il Decreto d’approvazione definitiva. L’espansione missionaria raggiunse i vari continenti, sulle tracce delle "due grandi iniziative apostoliche" che p. Dehon lasciava come eredità ai suoi figli: "condurre i sacerdoti e i fedeli al Cuore di Gesù per offrirgli un tributo quotidiano di adorazione e di amore; contribuire alla promozione delle masse popolari con il regno della giustizia e della carità cristiana".
Sostenuto dalla benevolenza dei Sommi Pontefici Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI, verso i quali professò una devozione sempre fedele e operosa, p. Dehon proseguì instancabile la missione confidatagli, con scritti, conferenze, partecipazione a congressi sociali e, soprattutto, con le numerose fondazioni del suo istituto: "L’ideale della mia vita - scrisse nelle ultime pagine del suo diario - il voto che formulavo con lacrime nella mia giovinezza era d’essere missionario e martire. Mi sembra che questo voto si è compiuto. Missionario lo sono con i cento e più missionari sparsi nel mondo; martire lo sono perché Nostro Signore diede compimento al mio voto di vittima".
Il Servo di Dio morì santamente a Bruxelles il 12 agosto 1925, dando un supremo esempio di fiducioso abbandono nel Cuore di Gesù e benedicendo con effusione i suoi figli tanto amati.
Il Vescovo di Soissons, Mons. Binet, apriva l’orazione funebre dichiarando: "Una pagina di grande storia religiosa si chiude. A uno dei suoi figli più eminenti la diocesi di Soissons offre l’immenso rimpianto e l’infinita gratitudine. Se n’è andato il grande vegliardo dal cuore sempre giovane, sempre fiducioso, sempre ottimista, verso l’eterna giovinezza di Cristo, al Cuore del quale egli si era consacrato".
In verità p. Dehon è entrato nell’eternità, illustre per l’ampia fama di santità, fondata sullo strenuo esercizio delle virtù cristiane.
"Scio cui credidi" (2Tm 1,12): la fede, fatta "certezza nella confidenza". Ecco la roccia (cfr. Mt 7,24-25) sulla quale il Servo di Dio aveva costruito l’edificio della sua vita e della sua missione. "Questa confidenza senza nubi - scrisse di lui il suo primo successore, Mons. Giuseppe Philippe - era una delle note caratteristiche della vita interiore del nostro Padre". Ne proveniva un costante, cristiano ottimismo che, superando ogni prova, lo induceva a guardare sempre più avanti, operando, anche con audacia, per l’amore di Cristo che lo accendeva (cfr. 2Cor 5,14): "Un amore ardente verso il S. Cuore. È la mia vita, la mia vocazione, la mia grazia", scriveva. Un’armonia di virtù teologali che, anche tra i fedeli laici, suscitava ammirazione e simpatia: "Aveva una fede irradiante, che manifestava nella predicazione e nei suoi esempi, tutto riconducendo a Dio. Era pieno d’una devozione al S. Cuore, che si effondeva nelle grandi iniziative della sua vita". "Amore e riparazione è il programma che egli ha voluto per la sua congregazione. E ha fatto tutto per propagarlo. Era la sua grande preoccupazione". Riparazione eucaristica, specialmente mediante l’adorazione, affidata ai suoi figli quale "loro missione nella Chiesa"; e riparazione sociale, mediante la giustizia e la carità come vie per una "civiltà dell’Amore". Al centro, sempre il Cuore di Cristo, che egli bramava ardentemente divenisse il cuore della sua Famiglia Dehoniana, della Chiesa, del mondo. Per questo è stato chiamato "un precursore del famoso Prodire ad populum", che Leone XIII lanciò con l’enciclica Rerum Novarum (1891), della quale p. Dehon si fece paladino e sapiente divulgatore tra sacerdoti e laici.
Nella contemplazione del Cuore di Cristo egli attinse pure quella che fu considerata una costante della sua personalità: - la bontà luminosa, che lo circondava di un fascino particolare, specialmente tra i giovani: "La gioventù venne a lui con entusiasmo - disse ancora Mons. Binet -. E non bisognava essere grande, soprattutto di cuore, per essere tanto amato?" E Mons. Philippe: "Egli sapeva affascinare e conquistare i cuori; soprattutto la gioventù si sentiva attirata a lui; sentiva ch’egli l’amava. Raramente un superiore è stato amato come lui; fino alla sua morte lo si chiamava "Très Bon Père". E il motivo del suo affetto per i giovani era la vocazione: attirare giovani al sacerdozio, alla Congregazione, alla causa di Cristo".
Le virtù cardinali, che contribuiscono a dare equilibrio, armonia e sicurezza al comportamento della persona, trovarono in lui un temperamento che le favoriva. Ma le vicende, spesso assai dolorose, della sua lunga vita, mostrarono quanto elevata fosse, nel Servo di Dio, la capacità di valorizzarle, affrontando con prudenza, fortezza ed equilibrio le situazioni più complesse. Consapevole dell’aiuto che la sua sete di santità e, insieme, il suo ardente zelo apostolico avrebbero trovato nella vita religiosa, egli l’abbracciò con entusiasmo e con una fedeltà che lo condusse ad elevati livelli d’una mistica intensa e serena. Nato ricco, pose i suoi beni personali al servizio dell’Opera alla quale lo Spirito l’aveva preposto. Intraprendente e audace nelle sue iniziative apostoliche e sociali, diede sempre prova d’una obbedienza umile e illuminata dalla fede, specialmente verso la Sede Apostolica, nella quale trovò la sua sicurezza di dottrina e di vita. E il Processo addizionale di Soissons, confermando, con l’unanime deposizione dei numerosi testi, la condotta intemerata del Servo di Dio, si conclude con la testimonianza dello stesso Vescovo, Mons. Pierre Douillard: "È incontestabile la fama che p. Dehon conserva nella nostra diocesi. Si custodisce, per lui, una memoria venerata d’una personalità molto elevata, che s’impone per il suo valore umano e, ancor più, per la santità della sua vita".
L’accompagnò sempre la luce amabile della Vergine Maria: "Vivat Cor Jesu, per Cor Mariae", era il suo saluto. Esortava i suo figli ad unirsi a Lei, quale madre e maestra della loro "vocazione d’amore e d’immolazione", specialmente nella sua partecipazione al Sacrificio di suo Figlio Sacerdote, per essere, con Lei, calici e canali dell’acqua e del sangue scaturiti dal Cuore aperto di Gesù.
Persistendo e diffondendosi sempre più questa fama di santità, nella quale p. Dehon fu insigne in vita e nella sua morte, si diede inizio alla Causa di beatificazione e canonizzazione e fu istruito il processo ordinario di Malines (diocesi nella quale era deceduto il Servo di Dio), dal 31 maggio al 3 luglio 1952, per raccogliere testimonianze sulla vita e le virtù del Servo di Dio. Fece seguito il processo rogatoriale di Roma (1952-1953) e quello addizionale di Soissons (1958-1961). Preparata la Positio secondo le norme emanate dalla Congregazione delle Cause dei Santi nel 1983, si procedette all’esame dell’eroicità delle virtù praticate dal Servo di Dio. Il 30 gennaio 1996 fu celebrato con felice risultato il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. Il 3 febbraio successivo i Padri Cardinali e Vescovi, riuniti in Sessione Plenaria, Ponente della Causa l’Em.mo Cardinale Edoardo Gagnon, hanno dichiarato che il Servo di Dio Leone Giovanni del Sacro Cuore di Gesù Dehon ha praticato in modo eroico le virtù teologali, cardinali e ad esse connesse.
Fatta diligente relazione di tutto questo al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, il 25 marzo 1997, da parte del sottoscritto Pro-Prefetto, Sua Santità, accogliendo e ratificando i voti della Congregazione delle Cause dei Santi, ordinò di stendere il decreto sulle virtù eroiche del Servo di Dio.
Essendo stato fatto questo nel debito modo, convocati presso di Sé, in data odierna, il sottoscritto Pro-Prefetto, nonché il Cardinale Ponente della Causa e me Vescovo Segretario della Congregazione, insieme agli altri da convocarsi secondo la consuetudine, alla presenza di tutti questi, il Santo Padre ha solennemente dichiarato: Constare delle virtù teologali Fede, Speranza e Carità sia verso Dio che verso il prossimo, come pure delle virtù Cardinali Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza, e le altre ad esse connesse, in grado eroico, del Servo di Dio Leone Giovanni del S. Cuore di Gesù (al secolo: Leone Gustavo Dehon), Sacerdote, Fondatore della Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù; nel caso e per l’effetto del quale si tratta.
Il Sommo Pontefice ordinò di rendere pubblico questo Decreto e di riportarlo negli atti della Congregazione delle Cause dei Santi.

Dato a Roma, 8 aprile A.D. 1997

 

† Alberto Bovone

Arcivescovo titolare di Cesarea in Numidia
Pro-Prefetto

† Edoardo Nowak

Arcivescovo titolare di Luni
Segretario

 

 

 

 

RICORDI


di Padre

Leone Giovanni Dehon
1843 - 1877 - 1912

Roma 14 marzo 1912
Ai miei figli spirituali della
Congregazione dei Sacerdoti
del Sacro Cuore di Gesù.



 

Carissimi figli,
I. Entro oggi nel mio 70° anno. E' la vecchiaia. Questa data mi ricorda che il mio soggiorno in mezzo a voi non sarà più molto lungo. Approfitto di questa occasione per intrattenermi paternamente con voi, aprirvi il mio cuore, ricordare a voi ciò che ho inteso fare sotto le ispirazioni della grazia divina, e ripetervi ciò che attendo da voi, o meglio ciò che il S. Cuore di Gesù vi domanda. E' come il mio testamento spirituale.

UN ATTO DI UMILTA'

II. Devo cominciare con un atto di umiltà. Fondare una congregazione era una grande impresa. Per questo lavoriamo insieme da 35 anni. Ho coscienza, da parte mia, di molti errori commessi. L'Opera dovrebbe essere molto più sviluppata. I suoi frutti avrebbero dovuto essere molto maggiori. Tutto ciò io lo sento più di quanto non lo possa esprimere. E' un miracolo di misericordia, se Nostro Signore ci ha sopportati e ci ha lasciato la nostra missione. Difatti, voi lo sapete, una delle sue promesse a Margherita Maria dice che le congregazioni dedicate al Sacro Cuore non periranno: egli le sanerà e le rialzerà, quando fosse necessario.
Aiutatemi tutti a domandare perdono a Nostro Signore di tutte le mancanze commesse nella Congregazione dal suo capo e dalle sue membra, fin dagli inizi.

GLI INIZI

III. Siccome non ci sono più tra noi, testimoni dei nostri inizi, voglio raccontarvi in quali condizioni abbiamo cominciato, perché sappiate che la nostra Opera è tutta soprannaturale, ispirata tutta dalla fede e dalla grazia.
Avevo la vocazione religiosa fin dalla mia adolescenza. Era la conclusione di tutti i miei ritiri; ma non sapevo mai quale istituto preferire. Cercavo e attendevo. Tutta la mia attrattiva era per il Sacro Cuore e la riparazione.
Intanto mi occupavo delle opere di San Quintino; le opere iniziate mi legavano sempre più, rendendo difficile la mia partenza.
Però, nel 1877, non riuscivo più a resistere. Con lettere e viaggi cercai se qualche Opera già iniziata potesse soddisfare la mia attrattiva per il S. Cuore e la riparazione.
Sapevo che lo Spirito Santo suscitava un po' dovunque la stessa attrattiva per la riparazione eucaristica e sacerdotale…
Non trovai niente di bene avviato e, d'altra parte, ero troppo legato dalle mie opere per poter partire. I miei direttori e consiglieri lo riconoscevano. Che fare?
A San Quintino, le Suore Ancelle del S. Cuore avevano le stesse aspirazioni per un'opera sacerdotale. Giunsi a domandarmi se la Provvidenza non intendeva indurmi a cominciare io stesso qualche cosa. Mi aprii col nostro buon vescovo, Mons. Thibaudier. Dopo aver riflettuto, egli mi fece questa proposta: <<Lei desidera radunare dei sacerdoti, io desiderio un collegio a San Quintino. Lei potrebbe cominciare la sua Opera all'ombra del collegio>>.

LA GRANDE DECISIONE

IV. Si trattava di conoscere in modo sicuro la volontà di Dio. Per il foro esterno, stava al vescovo di Soissons decidere, perché le nuove congregazioni cominciano con gruppi diocesani. Il giorno della festa del S. Cuore egli mi aveva dato a voce il suo assenso, mentre la sua decisione scritta mi fu mandata il 14 luglio.
Per il foro interno, consultai il mio direttore abituale, P. Modesto, un santo gesuita. Prima ne parlò con due santi religiosi, coi quali avevo fatto gli esercizi spirituali, e poi mi disse: <<Avanti>>.
Entrai in esercizi presso le Suore, dal 16 al 31 luglio, per scrivere le costituzioni.
Avevo comperato l'Istituto S. Giovanni il 14 luglio. L'Opera era cominciata. 

INCORAGGIAMENTI SOPRANNATURALI

V. Per un'opera di tale importanza, di solito Dio stesso fa conoscere la sua volontà. Suoi portavoce sono i santi. Per questo io cercai di conoscere le ispirazioni interiori e le impressioni delle anime sante del nostro tempo sulla nostra Opera.
Vidi Don Bosco a Parigi; fu molto esplicito: <<La sua Opera viene proprio da Dio>>. Ripeté questo giudizio al suo segretario che in seguito me lo comunicò.
Vidi molte anime Sante, fondatrici di istituzioni analoghe alla nostra e favorite di grazie soprannaturali.
Sr. Maria del S. Cuore, fondatrice della Guardia d'onore a Bourg;
Sr. Maria dell'eucaristia, fondatrice dell'opera del Cuore Eucaristico di Gesù a Parigi;
Sr. Maria di S. Domenico, promotrice dell'adorazione perpetua, diurna e notturna, a Montmartre;…
La ven. Madre Veronica, con la quale ero in corrispondenza, nel mese di luglio del 1877 diceva a un gruppo di anime che vivevano con lei: <<Io prego Nostro Signore di far sorgere l'opera dei sacerdoti in qualche altra parte, in condizioni migliori delle nostre. Pregate con me>>. Alcuni giorni più tardi, mostrando loro una mia lettera, soggiungeva: <<Le nostre preghiere sono state esaudite>>…

 Il P. Laurençot, assistente del Superiore Generale dei Gesuiti, vide nella nostra Opera la realizzazione del progetto che egli aveva formulato assieme a M. Veronica.
Il P. Wiart, Superiore Generale dei Trappisti, è stato nostro amico fin dall'inizio. Nel mese di febbraio 1883 mi scriveva: <<Desidero vivamente che le nostre due comunità siano strettamente unite in pia amicizia, nella preghiera e nei sacrifici>>.

L'EPISCOPATO

VI. Un gran numero di vescovi ci hanno incoraggiato. Mons. Thibaudier ha autorizzato la nostra fondazione. Per noi egli è stato un padre. Ha pregato molto per noi e quando soffrivamo, ha partecipato alle nostre sofferenze.
Quando, nel 1887, sollecitai dalla S. Sede l'approvazione della Congregazione, egli scrisse al Sommo Pontefice: <<Santissimo Padre, il sac. Leone Dehon, che appartiene alla mia diocesi e che, con la mia autorizzazione, ha fondato una società di Sacerdoti del S. Cuore, mi prega di sollecitare dalla Vostra Beatitudine una lettera di soddisfazione e di incoraggiamento, perché muniti di questa paterna benedizione, possano, lui e i suoi associati, lavorare con più gioia e maggior frutto alla loro comune santificazione e nelle altre opere di zelo e carità. Io credo, Santissimo Padre, dover accedere ai suoi desideri… Tra i suoi associati regna una pietà viva, un'umiltà che credo reale e profonda. Tutti i membri di questa associazione professano l'affetto più filiale e un attaccamento assoluto alla Sede apostolica…
Nella città di San Quintino, che è la più popolata della mia diocesi, essi dirigono un collegio cattolico che era tanto necessario e che fa un bene immenso. Molti si danno alla predicazione, soprattutto nelle campagne, e lo fanno con edificazione e con successo. Altri, compresi gli aspiranti di diverse età, pur conducendo vita religiosa, si applicano allo studiodelle lettere, delle scienze profane o della teologia, per prepararsi ad adempiere degnamente le mansioni che in seguito verranno loro affidate…>>.
Mons. Langénieux, arcivescovo di Reims, e poi cardinale, amava dirsi un amico della prima ora. Dopo il breve di lode del 1888, mi scriveva questo biglietto: <<Il cardinale arcivescovo di Reims si rallegra col venerato e caro Fondatore, per la grazia preziosa che la S. Sede ha accordato alla sua Opera. Tutti gli altri favori verranno a suo tempo questa è la ricompensa per la totale sottomissione alla volontà di Dio in una prova dolorosa, santamente sopportata: in cruce salus (nella croce la salvezza). Seguite fedelmente questa via e l'Opera crescerà, consolidandosi nell'obbedienza e nel sacrificio. In cambio della sua paterna benevolenza, di cui egli sarà sempre disposto a darne le prove, il cardinale domanda una preghiera e benedice di cuore tutti i membri della vostra famiglia>>…
…Più di trenta vescovi mi diedero le più benevoli lettere di raccomandazione.

AIUTO GENEROSO


VII. La dolce provvidenza del S. Cuore di Gesù ha voluto che fossimo aiutati spiritualmente da numerose comunità, animate dallo stesso spirito di riparazione. Ma due famiglie religiose, in modo particolare, sono state come le confondatrici della nostra Opera.
Le Ancelle del S. Cuore di S. Quintino hanno avuto con noi una missione che potremmo chiamare materna. Esse sono ancora unite a noi nella preghiera e nel sacrificio; così dobbiamo fare anche noi. Oltre a questo, per un periodo di vent'anni, diedero un aiuto reale alle nostre case, occupandosi dei fanciulli delle nostre scuole e prendendo cura anche della sacrestia e del guardaroba. Quando potevano, ci aiutavano anche con le loro risorse.
Anche le Vittime del S. Cuore, figlie di M. Vero-nica ci diedero una collaborazione straordinaria.
La loro santa Fondatrice voleva l'Opera dei sacerdoti e la preparava. Nel 1877 comprese in modo soprannaturale che l'opera stava sorgendo a S. Quintino. Essa continuò a radunare e a preparare sacerdoti. I più quotati son poi venuti da noi e sono diventati i nostri migliori aiutanti, e coprirono la carica di assistente e di maestro dei novizi. Le due fondazioni si sono fuse in una. Il 17 luglio 1877 la Fondatrice mi scriveva: <<Saremo uniti nel Cuore di Gesù coi vincoli della più profonda carità>>. Questi vincoli dovranno continuare.
Altre pie comunità ci hanno promesso l'unione di preghiere e di sacrifici.
Sentendo la mia insufficienza, andavo a mendicare dovunque questa cooperazione…
Voi comprendete perché preghiamo ogni giorno per le nostre Suore. Abbiamo degli impegni e dei doveri verso le comunità che ci aiutano.

LE PROVE


VIII. All'inizio di un'opera, sono necessarie le prove per consolidare le fondamenta. S. Giovanni Crisostomo fa questa riflessione, a proposito della fuga in Egitto: <<Un'opera soprannaturale, scrive il santo, deve aspettarsi, nei suoi inizi, tentazioni e pericoli. La Sacra Famiglia e i Magi non ne furono esenti>>…
Le prove dovevano venire e sono venute.
La mia salute pareva perduta fin dal 1878. Avevo frequenti emorragie. Poi venne lo spaventoso incendio del collegio San Giovanni, la perdita dei genitori, difficoltà economiche. Una suora aveva ricevuto una bella eredità che voleva dividere tra le opere della sua comunità e le nostre. Avevo costruito, contando su questo appoggio. Un lontano parente della suora, sostenuto dalla massoneria, fece annullare il testamento e ci lasciò nelle più grandi difficoltà.
Anche falsi fratelli spinti dal maligno, lavoravano contro di noi e ci denunciavano a destra e a sinistra.
Tre o quattro suore, tanto buone, erano morte prematuramente come S. Luigi Gonzaga, offrendo la loro vita per il regno di Nostro Signore. " Cosa c'è sotto? Avvelenamenti? " ci si domandava in certi ambienti empi e beffardi. La stampa massonica di Parigi mandò i suoi corrispondenti per imbastire uno scandalo. Ci rimisero anche le spese del viaggio.
Tutto ciò era per noi un vero tormento.
I miei confratelli portavano con me questa croce.
Bisognava giungere fino alla morte spirituale. In formazioni incomplete, comunicate a Roma, indussero il Santo Ufficio a decidere lo scioglimento della nostra Congregazione.

Altare chiesa di S. MartinoEra l'8 dicembre 1883.
Mons. Thibaudier partì per Roma, prese le nostre difese e un decreto del 28 marzo 1884 ci ridava la vita. Così abbiamo avuto il Consummatum est e la resurrezione. Prove ce ne sono sempre in una vita cristiana, soprattutto in un'opera riparatrice. Le une sono per purificarci e cancellare i nostri peccati, le altre per procurare qualche grazia ai peccatori. Ogni anno ha avuto le sue. Bisogna saper dire sempre Fiat!
Certe prove sono per i superiori, altre per tutta la Congregazione.
La persecuzione dell'Ecuador rovinava la nostra bella missione che in nove anni aveva fatto tanto bene.
In Francia, dal 1880 siamo come sotto la spada di Damocle. Minacciati di espulsione, trasportiamo il noviziato in Olanda. Poi nel 1903 viene l' incameramento e la dispersione. La lotta e il processo durarono ben cinque anni.
E lo scorso anno (1911) i Russi, che ipocritamente proclamavano la tolleranza religiosa, hanno cacciato i nostri missionari dalla Finlandia.

Noi riviviamo alcuni tratti della vita crocifissa di S. Paolo: periculum latronum, periculum ex genere, periculum ex gentibus, periculum ex falsis fratribus....
Possiamo portare gioiosamente con lui la nostra croce per il regno del S. Cuore: Propter quod placeo mihi in infirmitatibus meis, in contumeliis, in necessitatibus, in persecutionibus, in angustiis pro Christo.

LA SANTA SEDE

IX. Quanti incoraggiamenti abbiamo ricevuto dai due grandi pontefici Leone XIII e Pio X.
Il 13 marzo 1885, Mons. Langénieux domandava a Leone XIII una benedizione per il nostro rinnovamento, per la cara Congregazione riorganizzata dopo la prova... benedizione che ci venne subito comunicata.
Il 24 marzo Mons. Thibaudier mi scriveva: << Sono tanto contento per la graziosa lettera di Reims e la paterna benedizione del S. Padre che vi è stata trasmessa. Christus factus est oboediens usque ad rnortem... Vir oboediens loquetur victorias.
Il 25 febbraio 1888 otteniamo il breve di lode. E' concepito in termini di una straordinaria benevolenza. La pia Congregazione è sorta come un albero fiorito e profumato, in mezzo ai rovi e alle spine di questo secolo. Vari vescovi ne fanno ampie lodi, e domandano che la benedizione del Papa venga, come feconda rugiada, a farla crescere maggiormente e a farle produrre frutti abbondanti. Il Papa la loda ampiamente e la raccomanda.
Andai a ringraziare il S. Padre a Roma ed ebbi un'udienza indimenticabile. Leone XIII si mostrò molto paterno; mi incoraggiò e mi disse: << Ho letto il decreto che vi ho dato. So che fate del bene. Il vostro scopo è tanto bello. La riparazione è tanto necessaria. La povera Francia è sotto il giogo delle sètte. Predicate le mie encicliche, esse combattono gli errori contemporanei. Bisogna pregare anche per i sacerdoti. Ce ne sono che si perdono. Ci sono anche di quelli che non hanno il fervore del loro santo stato... Per le vostre case di adorazione, saranno necessari dei fondi... Ho fiducia che la vostra Opera si sviluppi >>.
Il Papa mi aveva detto: << Predicate le mie encicliche >>. L'ho fatto anche a Roma, in conferenze che ebbero una certa risonanza. Ogni anno avevo una incoraggiante udienza dal S. Padre.
Leone XIII amava molto la nostra piccola famiglia religiosa. Ci accordò diversi favori spirituali e ci affidò la bella missione del Congo.
Però l'approvazione definitiva dell'Istituto doveva venire da Pio X; ci venne in data 4 luglio 1906. E' la ricompensa degli abbondanti frutti di salvezza che la Congregazione aveva già prodotto, e conferma le alte lodi e le raccomandazioni che Leone XIII aveva accordato.
Pio X è sempre molto incoraggiante per noi, nelle udienze che mi concede tutti gli anni. Nell'ultima soprattutto ha mostrato molta bontà. La racconterò più avanti.

LE OPEREChiesa di S. Martino a S. Quintin (Francia)

XI. Come riassumere il lavoro di 35 anni ? Ci sono opere per l'organizzazione della Congregazione, opere di apostolato locale o regionale, opere di apostolato generale. Tratto a parte delle missioni lontane.
Dapprima, per la nostra organizzazione interna, abbiamo dovuto fondare le nostre case di reclutamento e di formazione: scuole apostoliche, noviziati, studentati. Nel 1878 la Casa del S. Cuore, che fu il primo noviziato; Fayet e Lilla nel 1882; Sittard nel 1883; Clairefontaine nel 1889; poi Roma, Lussemburgo, Lovanio. Bergen-op-Zoom, Tervuren, Albino, Asten...
Attualmente abbiamo sei scuole apostoliche, tre noviziati per studenti e due per fratelli coadiutori, due studentati e un gruppo di studenti a Roma.
Possiamo sperare che il reclutamento diventi regolare e abbondante. Siamo decisi a curare la formazione e gli studi, come richiedono le costituzioni e la S. Sede.
Abbiamo tre province organizzate.
Ci sono poi le opere di apostolato locale. Nel 1887 Mons. Thibaudier scriveva al S. Padre: <<A S. Quintino i Sacerdoti del S. Cuore dirigono un colle-gio cattolico, nel quale fanno un bene immenso. Molti di loro si danno alla predicazione, soprattutto nelle campagne, con edificazione e successo >>.
Le lettere postulatorie dei vescovi per l'approvazione, nel 1899, ricordavano anche i nostri corsi di predicazione a Colonia, a Liegi, a Verdun, ecc.
Tra le nostre opere di apostolato, una delle più importanti è quella di Val-des-Bois. Sono 25 anni che lavoriamo in qualità di cappellani in questo straordinario complesso industriale, nel quale regna la pace sociale e lo spirito cristiano, merito dello zelo meraviglioso della famiglia Harmel, e soprattutto del suo capo, il Buon Padre. Così era chiamato Leone Harmel.
Nel settore apostolato generale, ho tentato due grandi iniziative: la prima, condurre i sacerdoti e i fedeli al Cuore di Gesù, per offrirgli un quotidiano tributo di adorazione e di amore. Incapace da solo, ho preparato l'appello che Mons. Gay ha volentieri accettato di rivolgere a tutti i suoi colleghi nell'episcopato in Francia. Si trattava di unire tutto il clero nella riparazione e nella preghiera, attorno al S. Cuore.
Abbiamo ottenuto adesioni, ma non abbastanza: appena un terzo dell'episcopato. Chi sa le grazie che avremmo ottenuto per la società contemporanea, se la riparazione fosse stata sufficiente!
Ho continuato questo genere di apostolato, con la diffusione della lettera di Mons. Gay, con la nostra associazione riparatrice, con la nostra rivista, che per quindici anni ha lavorato per il regno del S. Cuore; coi miei opuscoli su: gli esercizi spirituali col S. Cuore; la vita d'amore e di riparazione verso il S. Cuore; il coroncino del S. Cuore; il Cuore Sacerdotale di Gesù. Anche gli scritti di P. Andrea hanno aiutato. Le nostre varie riviste hanno lavorato nello stesso senso e le nostre associazioni si sono sviluppate. E' un apostolato da continuare, diffondere, rendere più intenso.
Ho voluto contribuire anche alla elevazione delle classi popolari, con l'avvento della giustizia e della carità cristiana. Per questo ho speso buona parte della mia esistenza, dapprima nelle opere di S. Quintino, poi nelle mie pubblicazioni di studi sociali, nelle mie conferenze a Roma e altrove, e con la mia partecipazione a moltissimi congressi. Leone XIII amava considerarmi un fedele interprete delle sue encicliche sociali. Anche in questo settore, il lavoro deve continuare. Le masse non sono ancora convinte che solo la Chiesa possiede le soluzioni vere e pratiche di tutti i problemi sociali.
A proposito di questo genere di apostolato, voglio spiegare perché, quando l'occasione si presentava, ho fatto volentieri grandi viaggi: per scrivere e per parlare su questioni sociali, bisogna aver visto molto, bisogna saper confrontare regimi sociali e civilizzazioni di popoli diversi. Conoscenze più estese danno autorità, permettono di correggere tanti errori e fanno discernere l'azione di Dio e quella del suo eterno nemico nelle diverse regioni della terra.

Chiesa di S. Martino

LE MISSIONI

XII. Ho riservato di trattare a parte l'apostolato missionario, perché lo merita.
C'è stato dapprima il bel periodo di otto anni di lavoro nell'Ecuador, con angosce e sofferenze, ma anche con successi e frutti abbondanti. Una barbara persecuzione ci ha scacciati.
I nostri reduci dell'Ecuador hanno ripreso la via delle missioni verso il Congo e il Brasile.
Son passati solo 15 anni, e il nostro bel Vicariato del Congo conta già ventimila figli di Cam conquistati al Vangelo; vaste regioni brasiliane del Nord e del Sud hanno visto ridestarsi la fede, ricomporsi famiglie cristiane, e innumerevoli anime ritornare alla pratica dei sacramenti.
Avevamo cominciato a lavorare anche in Finlandia ma la Russia si è mostrata intollerante; ne approfitterà la Svezia.
Nel Canada alcuni nostri Confratelli radunano i cattolici che vanno a dissodare regioni inesplorate.

RINGRAZIAMENTI E PREGHIERE

XIII. Ho cominciato la mia lettera con un atto di umiltà; lo rinnovo qui. Avevamo una bella missione: avvicinare i sacerdoti e il popolo al Cuore di Gesù. Abbiamo rovinato molte cose, io soprattutto, e abbiamo assolto male il nostro compito.
Però dobbiamo ringraziare Nostro Signore per le sue infinite misericordie, la sua pazienza, la sua longanimità e il suo perdono.
Bisogna ringraziarlo per tutti i favori, le buone ispirazioni e le benedizioni date alla nostra Opera e al nostro ministero e per i favori che ci ha dato lui stesso, direttamente o per mezzo della sua Chiesa.
Dobbiamo pregarlo di perdonarci ancora, di benedirci nuovamente, di sollevarci, santificarci, e fecondare le nostre opere.
Inoltre mi resterebbe un peso sul cuore, se non domandassi a voi tutti di perdonare i miei difetti personali. So bene che non vi ho edificati abbastanza. Ne sono convinto più di quanto non lo possa esprimere. Ma Nostro Signore vuole che noi ci perdoniamo gli uni gli altri; per parte mia, io dimentico oggi stesso le pene che l'uno o l'altro ha potuto causarmi.
Ma ringrazio anche tutti coloro che mi hanno aiutato e che sono stati i miei collaboratori fedeli.Cattedrale di S. Quintin

L'ULTIMA UDIENZA DEL S. PADRE

XIV. Era il 21 febbraio. Voglio ricordare tutti i particolari di questa udienza, che esprime bene lo stato attuale della nostra Opera.
Ho cominciato con l'offrire al S. Padre gli omaggi di tutta la Congregazione, presentandogli un piccolo resoconto delle nostre opere.
<< Santissimo Padre, dicevo, il Superiore generale dei Sacerdoti del S. Cuore, umilmente prostrato ai piedi di Vostra Santità, a nome proprio e a nome dei 450 membri del suo Istituto, rinnova l'omaggio della più profonda devozione alla S. Sede, dell'affetto filiale verso Vostra Santità, e della più grande fedeltà alle sue direttive.
Sollecita una benedizione per tutte le opere della Congregazione:
per le sue tre Province: tedesca, olandese e franco-belga;
per i 400 alunni delle sue scuole apostoliche;
per le sue missioni del Congo Belga, del Brasile, del Canada, della Svezia e del Camerun;
per i 20.000 neri del Congo, convertiti alla fede cristiana e per il loro ven. Vicario Apostolico, Mons. Grison;
per i 2000 operai assistiti nelle fabbriche di Val-des Bois in Francia e di Recife in Brasile;
per i 40.000 abbonati alle sue riviste, pubblicate in cinque lingue;
per i 20.000 sacerdoti e fedeli, aggregati alla Associazione riparatrice verso il S. Cuore.
Dalla benedizione di Vostra Santità, egli attende per i membri del suo Istituto una forza nuova per rispondere al fine della Congregazione che è, assieme a un ardente lavoro apostolico, l'adorazione riparatrice del SS. Sacramento e l'offerta quotidiana di se stessi, in spirito di sacrificio e di immolazione, secondo le costituzioni dell' Istituto >>.
Il S. Padre si intrattenne con noi. Ci parlò delle nostre belle missioni del Congo e del Brasile, del nostro caro Vicario Apostolico, dei sacrifici di vite umane che il Congo ci impone, delle interessanti opere di Val-des-Bois, della fede sentita delle province Renane, della pietà delle diocesi cattoliche di Olanda, della cara piccola opera di Albino.
Espresse la fiducia che il Belgio conservasse il suo governo cattolico.
Poi prese la penna e sulla mia supplica scrisse le seguenti parole:
<< Con le nostre più vive felicitazioni, accordiamo di cuore a tutti i nostri cari figli la Benedizione Apostolica, formulando con ardore il voto che, in mezzo alle loro opere apostoliche, non manchi mai lo zelo per la propria santificazione, con la fedeltà alla adorazione riparatrice e all'offerta quotidiana di se stessi, in spirito di vero sacrificio e di immolazione per la salvezza loro e quella delle anime.


Dal Vaticano, il 21 febbraio 1912. -

PIO X PAPA >>RISOLUZIONI


XV. Le risoluzioni da prendere ci saranno dettate dai consigli del Papa e dalle nostre costituzioni.
Noi abbiamo un triplice scopo: uno zelo apostolico ardente, l'adorazione riparatrice e l'offerta quotidiana di noi stessi al S. Cuore.
Lo zelo ardente. Amiamo lavorare per le anime, nell'insegnamento, nella predicazione, nelle missioni, secondo i bisogni della Congregazione e dove ci pone l'obbedienza.
Le costituzioni ci indicano le opere che dobbiamo preferire: l' insegnamento all'infanzia, soprattutto tra i giovani seminaristi che, come Samuele, sono i preferiti del buon Dio; predicazione di esercizi spirituali; il ministero tra i piccoli e gli umili, tra i lavoratori e i poveri, e le missioni lontane che domandano dedizione e sacrificio.
L'adorazione riparatrice. Dobbiamo tenerci!
E' la nostra udienza regale quotidiana. E' la nostra vocazione. Dobbiamo essere come gli amici di Betania, presso i quali Gesù prende il suo riposo.
Spiegavo al Papa che noi non siamo puramente apostolici, ma che abbiamo una vita mista, come altre congregazioni, come i Sacerdoti di Picpus, come le Francescane Missionarie di Maria, ed egli ha voluto insistere su questo particolare nelle sue raccomandazioni scritte. Ci dobbiamo quindi esaminare su questo punto e vedere se facciamo quello che dobbiamo. Tutte le case devono avere i loro giorni fissi per l'esposizione del SS. Sacramento, e tutti devono passare ogni giorno almeno una mezz'ora vicino a Nostro Signore.
Gli amici del re hanno il privilegio di passare parte della loro giornata nella sua anticamera e ne sono fieri.
Noi siamo gli amici del Re dei re, la sua guardia d'onore.
L'offerta quotidiana di noi stessi al S. Cuore. Questa offerta è determinata dalle costituzioni e dall'atto di oblazione aggiunto ai voti . E' l'offerta quoti-diana, cordiale e sincera di noi stessi, delle nostre azioni, dei nostri lavori, delle nostre sofferenze, in spirito di sacrificio e di immolazione, per la riparazione verso il Cuore di Gesù e per la salvezza delle anime. Conviene che l'offerta del mattino venga rinnovata mentalmente durante il giTomba di p. Dehonorno, almeno qualche volta.
Quali altre risoluzioni dobbiamo prendere ancora?
Ci sono ispirate dall'ufficio della Sacra Famiglia: noi siamo una famiglia di fratelli, perciò dobbiamo essere una famiglia molto unita e molto santa, perché siamo i figli di Dio, i fratelli del Salvatore, i figli spirituali della Vergine Maria.
Per tracciare nella sua liturgia, il quadro di una famiglia santa, la Chiesa ha scelto una pagina della lettera di S. Paolo ai Colossesi: << Figli scelti da Dio, suoi santi e suoi prediletti, voi dovete ricopiare le virtù del Nuovo Adamo: la bontà di cuore, la benignità, l'umiltà, la modestia, la pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri. Se accade di offendervi reciprocamente, perdonate con carità come Iddio ha perdonato a voi. Soprattutto amate la carità, che è il vincolo della perfezione. Amate la pace, la pace di Cristo, che porta la gioia nei cuori. Siate riconoscenti. Le vostre conversazioni siano castigate, edificanti, ispirate alla lode di Dio. Tutto ciò che fate, fatelo per Iddio, uniti a Nostro Signore. Gli inferiori obbediscano con semplicità, per amore di Dio. Amate la preghiera: ad essa consacrate le vostre veglie. Pregate anche per i sacerdoti, perché Dio metta sul loro labbro le feconde parole dell'apostolato... >>
Per descrivere una famiglia santa, potreste voi immaginare un quadro più bello di questo? Vorrei che lo meditaste spesso.
E soggiungo con S. Paolo: orantes simul et pro nobis. Pregate anche per me, perchè Dio mi conceda la grazia di dirigervi santamente e di farvi progredire sulla via della virtù.
Ormai sono vecchio. Voglio finire la mia esortazione con le parole che l’apostolo S. Giovanni ripeteva nella sua vecchiaia: << Amatevi gli uni gli altri >>.
Io vi supplico come faceva S. Giovanni: non ci siano divisioni tra noi. Passiamo sopra a tutto, per restare uniti. Sopportiamo con pazienza le offese e gli attriti. Amiamo tutte le nazioni. In cielo non ci saranno più le nazioni. Tutti noi siamo i fratelli del Salvatore e i figli di Maria. Armiamoci nel S. Cuore di Gesù.
Pregate per questo vecchio che vi benedice di tutto cuore. Pregate molto per lui, perché ha grande bisogno della divina misericordia.
Onore e gloria a Dio, per mezzo dei Santi Cuori di Gesù e di Maria, per tutta l'eternità.
Giovanni del Cuore di Gesù.

 

AMMENDA ONOREVOLE
E CONSACRAZIONE ALLA SS. VERGINESantuario Madonna di Liesse


Santa Madre di Dio e Madre nostra, finora non ti abbiamo amata e servita come figli devoti e fedeli. Perdona le nostre infedeltà al tuo servizio, la nostra indifferenza, le nostre freddezze. Sei stata rattristata soprattutto dalle colpe che hanno ferito tanto duramente il Cuore infinitamente buono ed amabile del tuo divin Figlio. Perdonaci anche tutti quegli atti di follia e d’ingratitudine per i quali oggi ci sentiamo profondamente umiliati. La tua misericordia è tanto grande che, dopo averci dato il tuo perdono, vorrai ottenerci anche quello del tuo divin Figlio.
Oh si, buona Madre, difendi la nostra causa! Questa nostra opera di amore e di riparazione verso il S. Cuore considerala tua e conducila a buon fine. E’ ancora un nulla: tutta la gloria d’averla fondata sarà tua. Prendi a cuore la sua vita spirituale e temporale, adottaci come figli tuoi. Non permettere che qualcuno di noi perda la vocazione o che qualche nostra casa abbia a perire. Ottienici la grazia di essere degni della nostra missione e di avanzare nel vero spirito del nostro Istituto.
Da parte nostra ti promettiamo di essere, d’ora in poi, più fedeli, di amarti come nostra Madre e di lavorare per la propagazione del tuo culto e del tuo amore...

                                                                     p. Leone Giovanni Dehon

 

Miei carissimi figli,
vi lascio il più meraviglioso dei tesori: il Cuore di Gesù.
Egli appartiene a tutti, ma ha delle tenerezze particolari per i sacerdoti che gli sono consacrati e sono completamente dediti al suo culto, al suo amore, alla riparazione che il sacro Cuore ha domandato, purché siano fedeli a questa bella vocazione.
Gesù amava tutti i suoi apostoli, ma ha amato con una tenerezza speciale l’apostolo san Giovanni, al quale ha affidato la Madre sua e il suo divin Cuore.
Interpretando un detto del salmo possiamo dire:
Il Cuore di Gesù è la mia eredità. Quanto è bella la parte che mi è toccata nell’eredità comune! (cf. Sal 16,5).
Comprendete che una così bella vocazione richiede un grande fervore e una grande generosità.
Non dobbiamo mai perdere di vista il nostro scopo e la nostra missione nella chiesa, come sono posti in rilievo nei primi due capitoli delle nostre costituzioni:
- un tenero amore verso il sacro Cuore,
- la riparazione con tutte le sue pratiche,
- l’abbandono di noi stessi in spirito di vittima al sacro Cuore, per sopportare con pazienza e anche con gioia le croci che la divina provvidenza ci invierà.
Questa vocazione esige un’abituale vita interiore e l’unione con Gesù.
(p. Dehon, Testamento Spirituale)

 

 

INFANZIA

 

- 14 marzo 1843 : nascita

- 24 marzo 1843 : battesimo

- 4 giugno 1854 : Prima Comunione

- 1 giugno 1857 : Cresima

- Natale 1856: la sua Vocazione

 

STUDI

 

-16 agosto 1860 : bacellierato in scienze

- 2 aprile 1864 : dottorato in diritto civile

- 27 luglio 1866 : dottorato in filosofia

- 13 giugno 1871: dottorato in teologia

- 24 luglio 1871 : dottorato in Diritto canonico

 

SEMINARIO in ROMA

 

- 24 ottobre 1865 : entrata in seminario

- 19 dicembre 1868 : Sacerdozio

- 1869 : stenografo al Concilio Vaticano I

 

PARROCCHIA di SAN QUINTINO (Francia)

 

- 16 novembre 1871 : coadiutore a san Quintino

- 23 giugno 1872 : Patronato san Giuseppe

- 23 ottobre 1873 :Circolo operaio cattolico

- Dicembre 1874 :fonda il giornale ” Il conservatore dell’Aisne”

- 24 ottobre 1876 :Canonico onorario

- 15 agosto 1877 :Collegio san Giovanni

 

SACERDOTE del SACRO CUORE

 

-13 luglio 1877 : “ Atto di fondazione “ dell’istituto “Oblati del Cuore di Gesù”

con l’approvazione di Mons. Tibaudier.

- 16 luglio 1877 : inizio del noviziato

- 31 luglio 1877 : Prime Costituzioni

- 28 giugno1878 : Fondazione dell’Istituto e prima professione religiosa.

- 1886: pubblicazione del libro di preghiere “Thesaurus”

- 1889: fondazione della rivista “Il Regno del Sacro Cuore”

- 1889 : inizio della “ Associazione riparatrice “

- 1900 : sospensione dell’attività sociale

- 1910 : Congresso Eucaristico di Montreal

- 14 marzo 1912 : pubblicazione dei “ Ricordi “

- 1914-1917 : ritiro a san Quintino a causa della guerra

- 24 dicembre 1914 : Testamento spirituale

- 1919 : ultima edizione del Direttorio Spirituale

- 12 agosto 1925: muore a Bruxelles

 

Padre Dehon

Ti ringraziamo, Signore,
Padre nostro:
con il tuo Servo Leone Dehon
hai arricchito la Chiesa
di una nuova famiglia religiosa.
 
La beatificazione del tuo Servo
sia a lode della tua gloria.
 
A suo esempio, rendici
profeti e ministri della riconciliazione
nel Cuore del tuo Figlio.
 
Il suo cammino sia seguito da santi discepoli,
che portino nel mondo la gioia del tuo vangelo.
 
E la nostra vita, o Padre,
unita a quella di Gesù nostro Signore,
santificata nella grazia dello Spirito santo,
sia un’oblazione a te gradita,
per la salvezza del mondo.
Amen

 

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