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RICORDI
di Padre
Leone Giovanni Dehon
1843 - 1877 - 1912
Roma 14 marzo 1912
Ai miei figli spirituali della
Congregazione dei Sacerdoti
del Sacro Cuore di Gesù.

Carissimi figli,
I. Entro oggi nel mio 70° anno. E' la vecchiaia. Questa data mi ricorda che il
mio soggiorno in mezzo a voi non sarà più molto
lungo. Approfitto di questa
occasione per intrattenermi paternamente con voi, aprirvi il mio cuore,
ricordare a voi ciò che ho inteso fare sotto le ispirazioni della grazia divina,
e ripetervi ciò che attendo da voi, o meglio ciò che il S. Cuore di Gesù vi
domanda. E' come il mio testamento spirituale.
UN ATTO DI UMILTA'
II. Devo cominciare con un atto di umiltà. Fondare una congregazione era una
grande impresa. Per questo lavoriamo insieme da 35 anni. Ho coscienza, da parte
mia, di molti errori commessi. L'Opera dovrebbe essere molto più sviluppata. I
suoi frutti avrebbero dovuto essere molto maggiori. Tutto ciò io lo sento più di
quanto non lo possa esprimere. E' un miracolo di misericordia, se Nostro Signore
ci ha sopportati e ci ha lasciato la nostra missione. Difatti, voi lo sapete,
una delle sue promesse a Margherita Maria dice che le congregazioni dedicate al
Sacro Cuore non periranno: egli le sanerà e le rialzerà, quando fosse
necessario.
Aiutatemi tutti a domandare perdono a Nostro Signore di tutte le mancanze
commesse nella Congregazione dal suo capo e dalle sue membra, fin dagli inizi.
GLI INIZI
III. Siccome non ci sono più tra noi, testimoni dei nostri inizi, voglio
raccontarvi in quali condizioni abbiamo cominciato, perché sappiate che la
nostra Opera è tutta soprannaturale, ispirata tutta dalla fede e dalla grazia.
Avevo la vocazione religiosa fin dalla mia adolescenza. Era la conclusione di
tutti i miei ritiri; ma non sapevo mai quale istituto preferire. Cercavo e
attendevo. Tutta la mia attrattiva era per il Sacro Cuore e la riparazione.
Intanto mi occupavo delle opere di San Quintino; le opere iniziate mi legavano
sempre più, rendendo difficile la mia partenza.
Però, nel 1877, non riuscivo più a resistere. Con lettere e viaggi cercai se
qualche Opera già iniziata potesse soddisfare la mia attrattiva per il S.Cuore e
la riparazione.
Sapevo che lo Spirito Santo suscitava un po' dovunque la stessa attrattiva per
la riparazione eucaristica e sacerdotale…
Non trovai niente di bene avviato e, d'altra parte, ero troppo legato dalle mie
opere per poter partire. I miei direttori e consiglieri lo riconoscevano. Che
fare?
A San Quintino, le Suore Ancelle del S. Cuore avevano le stesse aspirazioni per
un'opera sacerdotale. Giunsi a domandarmi se la Provvidenza non intendeva
indurmi a cominciare io stesso qualche cosa. Mi aprii col nostro buon vescovo,
Mons. Thibaudier. Dopo aver riflettuto, egli mi fece questa proposta: <<Lei
desidera radunare dei sacerdoti, io desiderio un collegio a San Quintino. Lei
potrebbe cominciare la sua Opera all'ombra del collegio>>.

LA GRANDE DECISIONE
IV. Si trattava di conoscere in modo sicuro la volontà di Dio. Per il foro
esterno, stava al vescovo di Soissons decidere, perché le nuove congregazioni
cominciano con gruppi diocesani. Il giorno della festa del S. Cuore egli mi
aveva dato a voce il suo assenso, mentre la sua decisione scritta mi fu mandata
il 14 luglio.
Per il foro interno, consultai il mio direttore abituale, P. Modesto, un santo
gesuita. Prima ne parlò con due santi religiosi, coi quali avevo fatto gli
esercizi spirituali, e poi mi disse: <<Avanti>>.
Entrai in esercizi presso le Suore, dal 16 al 31 luglio, per scrivere le
costituzioni.
Avevo comperato l'Istituto S. Giovanni il 14 luglio. L'Opera era cominciata.
INCORAGGIAMENTI SOPRANNATURALI
V. Per un'opera di tale importanza, di solito Dio stesso fa conoscere la sua
volontà. Suoi portavoce sono i santi. Per questo io cercai di conoscere le
ispirazioni interiori e le impressioni delle anime sante del nostro tempo sulla
nostra Opera.
Vidi Don Bosco a Parigi; fu molto esplicito: <<La sua Opera viene proprio da
Dio>>. Ripeté questo giudizio al suo segretario che in seguito me lo comunicò.
Vidi molte anime Sante, fondatrici di istituzioni analoghe alla nostra e
favorite di grazie soprannaturali.
Sr. Maria del S. Cuore, fondatrice della Guardia d'onore a Bourg;
Sr. Maria dell'eucaristia, fondatrice dell'opera del Cuore Eucaristico di Gesù a
Parigi;
Sr. Maria di S. Domenico, promotrice dell'adorazione perpetua, diurna e
notturna, a Montmartre;…
La ven. Madre Veronica, con la quale ero in corrispondenza, nel mese di luglio
del 1877 diceva a un gruppo di anime che vivevano con lei: <<Io prego Nostro
Signore di far sorgere l'opera dei sacerdoti in qualche altra parte, in
condizioni migliori delle nostre. Pregate con me>>. Alcuni giorni più tardi,
mostrando loro una mia lettera, soggiungeva: <<Le nostre preghiere sono state
esaudite>>…
Il P. Laurençot, assistente del Superiore Generale dei Gesuiti, vide
nella nostra Opera la realizzazione del progetto che egli aveva formulato
assieme a M. Veronica.
Il P. Wiart, Superiore Generale dei Trappisti, è stato nostro amico fin
dall'inizio. Nel mese di febbraio 1883 mi scriveva: <<Desidero vivamente che le
nostre due comunità siano strettamente unite in pia amicizia, nella preghiera e
nei sacrifici>>.
L'EPISCOPATO
VI. Un gran numero di vescovi ci hanno incoraggiato. Mons. Thibaudier ha
autorizzato la nostra fondazione. Per noi egli è stato un padre. Ha pregato
molto per noi e quando soffrivamo, ha partecipato alle nostre sofferenze.
Quando, nel 1887, sollecitai dalla S. Sede l'approvazione della Congregazione,
egli scrisse al Sommo Pontefice: <<Santissimo Padre, il sac. Leone Dehon, che
appartiene alla mia diocesi e che, con la mia autorizzazione, ha fondato una
società di Sacerdoti del S. Cuore, mi prega di sollecitare dalla Vostra
Beatitudine una lettera di soddisfazione e di incoraggiamento, perché muniti di
questa paterna benedizione, possano, lui e i suoi associati, lavorare con più
gioia e maggior frutto alla loro comune santificazione e nelle altre opere di
zelo e carità. Io credo, Santissimo Padre, dover accedere ai suoi desideri… Tra
i suoi associati regna una pietà viva, un'umiltà che credo reale e profonda.
Tutti i membri di questa associazione professano l'affetto più filiale e un
attaccamento assoluto alla Sede apostolica…
Nella città di San Quintino, che è la più popolata della mia diocesi, essi
dirigono un collegio cattolico che era tanto necessario e che fa un bene
immenso. Molti si danno alla predicazione, soprattutto nelle campagne, e lo
fanno con edificazione e con successo. Altri, compresi gli aspiranti di diverse
età, pur conducendo vita religiosa, si applicano allo studiodelle lettere, delle
scienze profane o della teologia, per prepararsi ad adempiere degnamente le
mansioni che in seguito verranno loro affidate…>>.
Mons. Langénieux, arcivescovo di Reims, e poi cardinale, amava dirsi un amico
della prima ora. Dopo il breve di lode del 1888, mi scriveva questo biglietto:
<<Il cardinale arcivescovo di Reims si rallegra col venerato e caro Fondatore,
per la grazia preziosa che la S. Sede ha accordato alla sua Opera. Tutti gli
altri favori verranno a suo tempo questa è la ricompensa per la totale
sottomissione alla volontà di Dio in una prova dolorosa, santamente sopportata:
in cruce salus (nella croce la salvezza). Seguite fedelmente questa via e
l'Opera crescerà, consolidandosi nell'obbedienza e nel sacrificio. In cambio
della sua paterna benevolenza, di cui egli sarà sempre disposto a darne le
prove, il cardinale domanda una preghiera e benedice di cuore tutti i membri
della vostra famiglia>>…
…Più di trenta vescovi mi diedero le più benevoli lettere di raccomandazione.

AIUTO GENEROSO
VII. La dolce provvidenza del S. Cuore di Gesù ha voluto che fossimo aiutati
spiritualmente da numerose comunità, animate dallo stesso spirito di
riparazione. Ma due famiglie religiose, in modo particolare, sono state come le
confondatrici della nostra Opera.
Le Ancelle del S. Cuore di S. Quintino hanno avuto con noi una missione che
potremmo chiamare materna. Esse sono ancora unite a noi nella preghiera e nel
sacrificio; così dobbiamo fare anche noi. Oltre a questo, per un periodo di
vent'anni, diedero un aiuto reale alle nostre case, occupandosi dei fanciulli
delle nostre scuole e prendendo cura anche della sacrestia e del guardaroba.
Quando potevano, ci aiutavano anche con le loro risorse.
Anche le Vittime del S. Cuore, figlie di M. Vero-nica ci diedero una
collaborazione straordinaria.
La loro santa Fondatrice voleva l'Opera dei sacerdoti e la preparava. Nel 1877
comprese in modo soprannaturale che l'opera stava sorgendo a S. Quintino. Essa
continuò a radunare e a preparare sacerdoti. I più quotati son poi venuti da noi
e sono diventati i nostri migliori aiutanti, e coprirono la carica di assistente
e di maestro dei novizi. Le due fondazioni si sono fuse in una. Il 17 luglio
1877 la Fondatrice mi scriveva: <<Saremo uniti nel Cuore di Gesù coi vincoli
della più profonda carità>>. Questi vincoli dovranno continuare.
Altre pie comunità ci hanno promesso l'unione di preghiere e di sacrifici.
Sentendo la mia insufficienza, andavo a mendicare dovunque questa cooperazione…
Voi comprendete perché preghiamo ogni giorno per le nostre Suore. Abbiamo degli
impegni e dei doveri verso le comunità che ci aiutano.
LE PROVE
VIII. All'inizio di un'opera, sono necessarie le prove per consolidare le
fondamenta. S. Giovanni Crisostomo fa questa riflessione, a proposito della fuga
in Egitto: <<Un'opera soprannaturale, scrive il santo, deve aspettarsi, nei suoi
inizi, tentazioni e pericoli. La Sacra Famiglia e i Magi non ne furono esenti>>…
Le prove dovevano venire e sono venute.
La mia salute pareva perduta fin dal 1878. Avevo frequenti emorragie. Poi venne
lo spaventoso incendio del collegio San Giovanni, la perdita dei genitori,
difficoltà economiche. Una suora aveva ricevuto una bella eredità che voleva
dividere tra le opere della sua comunità e le nostre. Avevo costruito, contando
su questo appoggio. Un lontano parente della suora, sostenuto dalla massoneria,
fece annullare il testamento e ci lasciò nelle più grandi difficoltà.
Anche falsi fratelli spinti dal maligno, lavoravano contro di noi e ci
denunciavano a destra e a sinistra.
Tre o quattro suore, tanto buone, erano morte prematuramente come S. Luigi Gonzaga, offrendo la loro vita per il regno di Nostro
Signore. " Cosa c'è sotto? Avvelenamenti? " ci si domandava in certi ambienti
empi e beffardi. La stampa massonica di Parigi mandò i suoi corrispondenti per
imbastire uno scandalo. Ci rimisero anche le spese del viaggio.
Tutto ciò era per noi un vero tormento.
I miei confratelli portavano con me questa croce.
Bisognava giungere fino alla morte spirituale. In formazioni incomplete,
comunicate a Roma, indussero il Santo Ufficio a decidere lo scioglimento della
nostra Congregazione.
Era l'8 dicembre 1883.
Mons. Thibaudier partì per Roma, prese le nostre difese e un decreto del 28
marzo 1884 ci ridava la vita. Così abbiamo avuto il Consummatum est e la
resurrezione. Prove ce ne sono sempre in una vita cristiana, soprattutto in
un'opera riparatrice. Le une sono per purificarci e cancellare i nostri peccati,
le altre per procurare qualche grazia ai peccatori. Ogni anno ha avuto le sue.
Bisogna saper dire sempre Fiat!
Certe prove sono per i superiori, altre per tutta la Congregazione.
La persecuzione dell'Ecuador rovinava la nostra bella missione che in nove anni
aveva fatto tanto bene.
In Francia, dal 1880 siamo come sotto la spada di Damocle. Minacciati di
espulsione, trasportiamo il noviziato in Olanda. Poi nel 1903 viene l'
incameramento e la dispersione. La lotta e il processo durarono ben cinque anni.
E lo scorso anno (1911) i Russi, che ipocritamente proclamavano la tolleranza
religiosa, hanno cacciato i nostri missionari dalla Finlandia.
Noi riviviamo alcuni tratti della vita crocifissa di S. Paolo: periculum
latronum, periculum ex genere, periculum ex gentibus, periculum ex falsis
fratribus....
Possiamo portare gioiosamente con lui la nostra croce per il regno del S. Cuore:
Propter quod placeo
mihi in infirmitatibus meis, in contumeliis, in necessitatibus, in
persecutionibus, in angustiis pro Christo.
LA SANTA SEDE
IX. Quanti incoraggiamenti abbiamo ricevuto dai due grandi pontefici Leone XIII
e Pio X.
Il 13 marzo 1885, Mons. Langénieux domandava a Leone XIII una benedizione per il
nostro rinnovamento, per la cara Congregazione riorganizzata dopo la prova...
benedizione che ci venne subito comunicata.
Il 24 marzo Mons. Thibaudier mi scriveva: << Sono tanto contento per la graziosa
lettera di Reims e la paterna benedizione del S. Padre che vi è stata trasmessa.
Christus factus est oboediens usque ad rnortem... Vir oboediens loquetur
victorias.
Il 25 febbraio 1888 otteniamo il breve di lode. E' concepito in termini di una
straordinaria benevolenza. La pia Congregazione è sorta come un albero fiorito e
profumato, in mezzo ai rovi e alle spine di questo secolo. Vari vescovi ne fanno
ampie lodi, e domandano che la benedizione del Papa venga, come feconda rugiada,
a farla crescere maggiormente e a farle produrre frutti abbondanti. Il Papa la
loda ampiamente e la raccomanda.
Andai a ringraziare il S. Padre a Roma ed ebbi un'udienza indimenticabile. Leone
XIII si mostrò molto paterno; mi incoraggiò e mi disse: << Ho letto il decreto
che vi ho dato. So che fate del bene. Il vostro scopo è tanto bello. La
riparazione è tanto necessaria. La povera Francia è sotto il giogo delle sètte.
Predicate le mie encicliche, esse combattono gli errori contemporanei. Bisogna
pregare anche per i sacerdoti. Ce ne sono che si perdono. Ci sono anche di
quelli che non hanno il fervore del loro santo stato... Per le vostre case di
adorazione, saranno necessari dei fondi... Ho fiducia che la vostra Opera si
sviluppi >>.
Il Papa mi aveva detto: << Predicate le mie encicliche >>. L'ho fatto anche a
Roma, in conferenze che ebbero una certa risonanza. Ogni anno avevo una
incoraggiante udienza dal S. Padre.
Leone XIII amava molto la nostra piccola famiglia religiosa. Ci accordò diversi
favori spirituali e ci affidò la bella missione del Congo.
Però l'approvazione definitiva dell'Istituto doveva venire da Pio X; ci venne in
data 4 luglio 1906. E' la ricompensa degli abbondanti frutti di salvezza che la
Congregazione aveva già prodotto, e conferma le alte lodi e le raccomandazioni
che Leone XIII aveva accordato.
Pio X è sempre molto incoraggiante per noi, nelle udienze che mi concede tutti
gli anni. Nell'ultima soprattutto ha mostrato molta bontà. La racconterò più
avanti.
LE OPERE
XI. Come riassumere il lavoro di 35 anni ? Ci sono opere per l'organizzazione
della Congregazione, opere di apostolato locale o regionale, opere di apostolato
generale. Tratto a parte delle missioni lontane.
Dapprima, per la nostra organizzazione interna, abbiamo dovuto fondare le nostre
case di reclutamento e di formazione: scuole apostoliche, noviziati, studentati.
Nel 1878 la Casa del S. Cuore, che fu il primo noviziato; Fayet e Lilla nel
1882; Sittard nel 1883; Clairefontaine nel 1889; poi Roma, Lussemburgo, Lovanio.
Bergen-op-Zoom, Tervuren, Albino, Asten...
Attualmente abbiamo sei scuole apostoliche, tre noviziati per studenti e due per
fratelli coadiutori, due studentati e un gruppo di studenti a Roma.
Possiamo sperare che il reclutamento diventi regolare e abbondante. Siamo decisi
a curare la formazione e gli studi, come richiedono le costituzioni e la S.
Sede.
Abbiamo tre province organizzate.
Ci sono poi le opere di apostolato locale. Nel 1887 Mons. Thibaudier scriveva al
S. Padre: <<A S. Quintino i Sacerdoti del S. Cuore dirigono un colle-gio
cattolico, nel quale fanno un bene immenso. Molti di loro si danno alla
predicazione, soprattutto nelle campagne, con edificazione e successo >>.
Le lettere postulatorie dei vescovi per l'approvazione, nel 1899, ricordavano
anche i nostri corsi di predicazione a Colonia, a Liegi, a Verdun, ecc.
Tra le nostre opere di apostolato, una delle più importanti è quella di
Val-des-Bois. Sono 25 anni che lavoriamo in qualità di cappellani in questo
straordinario complesso industriale, nel quale regna la pace sociale e lo
spirito cristiano, merito dello zelo meraviglioso della famiglia Harmel, e
soprattutto del suo capo, il Buon Padre. Così era chiamato Leone Harmel.
Nel settore apostolato generale, ho tentato due grandi iniziative: la prima,
condurre i sacerdoti e i fedeli al Cuore di Gesù, per offrirgli un quotidiano
tributo di adorazione e di amore. Incapace da solo, ho preparato l'appello che
Mons. Gay ha volentieri accettato di rivolgere a tutti i suoi colleghi
nell'episcopato in Francia. Si trattava di unire tutto il clero nella
riparazione e nella preghiera, attorno al S. Cuore.
Abbiamo ottenuto adesioni, ma non abbastanza: appena un terzo dell'episcopato.
Chi sa le grazie che avremmo ottenuto per la società contemporanea, se la
riparazione fosse stata sufficiente!
Ho continuato questo genere di apostolato, con la diffusione della lettera di
Mons. Gay, con la nostra associazione riparatrice, con la nostra rivista, che
per quindici anni ha lavorato per il regno del S. Cuore; coi miei opuscoli su:
gli esercizi spirituali col S. Cuore; la vita d'amore e di riparazione verso il
S. Cuore; il coroncino del S. Cuore; il Cuore Sacerdotale di Gesù. Anche gli
scritti di P. Andrea hanno aiutato. Le nostre varie riviste hanno lavorato nello
stesso senso e le nostre associazioni si sono sviluppate. E' un apostolato da
continuare, diffondere, rendere più intenso.
Ho voluto contribuire anche alla elevazione delle classi popolari, con l'avvento
della giustizia e della carità cristiana. Per questo ho speso buona parte della
mia esistenza, dapprima nelle opere di S. Quintino, poi nelle mie pubblicazioni
di studi sociali, nelle mie conferenze a Roma e altrove, e con la mia
partecipazione a moltissimi congressi. Leone XIII amava considerarmi un fedele
interprete delle sue encicliche sociali. Anche in questo settore, il lavoro deve
continuare. Le masse non sono ancora convinte che solo la Chiesa possiede le
soluzioni vere e pratiche di tutti i problemi sociali.
A proposito di questo genere di apostolato, voglio spiegare perché, quando
l'occasione si presentava, ho fatto volentieri grandi viaggi: per scrivere e per
parlare su questioni sociali, bisogna aver visto molto, bisogna saper
confrontare regimi sociali e civilizzazioni di popoli diversi. Conoscenze più
estese danno autorità, permettono di correggere tanti errori e fanno discernere
l'azione di Dio e quella del suo eterno nemico nelle diverse regioni della terra.

LE
MISSIONI
XII. Ho riservato di trattare a parte l'apostolato missionario, perché lo
merita.
C'è stato dapprima il bel periodo di otto anni di lavoro nell'Ecuador, con
angosce e sofferenze, ma anche con successi e frutti abbondanti. Una barbara
persecuzione ci ha scacciati.
I nostri reduci dell'Ecuador hanno ripreso la via delle missioni verso il Congo
e il Brasile.
Son passati solo 15 anni, e il nostro bel Vicariato del Congo conta già
ventimila figli di Cam conquistati al Vangelo; vaste regioni brasiliane del Nord
e del Sud hanno visto ridestarsi la fede, ricomporsi famiglie cristiane, e
innumerevoli anime ritornare alla pratica dei sacramenti.
Avevamo cominciato a lavorare anche in Finlandia ma la Russia si è mostrata
intollerante; ne approfitterà la Svezia.
Nel Canada alcuni nostri Confratelli radunano i cattolici che vanno a dissodare
regioni inesplorate.
RINGRAZIAMENTI E PREGHIERE
XIII. Ho cominciato la mia lettera con un atto di umiltà; lo rinnovo qui.
Avevamo una bella missione: avvicinare i sacerdoti e il popolo al Cuore di Gesù.
Abbiamo rovinato molte cose, io soprattutto, e abbiamo assolto male il nostro
compito.
Però dobbiamo ringraziare Nostro Signore per le sue infinite misericordie, la
sua pazienza, la sua longanimità e il suo perdono.
Bisogna ringraziarlo per tutti i favori, le buone ispirazioni e le benedizioni
date alla nostra Opera e al nostro ministero e per i favori che ci ha dato lui
stesso, direttamente o per mezzo della sua Chiesa.
Dobbiamo pregarlo di perdonarci ancora, di benedirci nuovamente, di sollevarci,
santificarci, e fecondare le nostre opere.
Inoltre mi resterebbe un peso sul cuore, se non domandassi a voi tutti di
perdonare i miei difetti personali. So bene che non vi ho edificati abbastanza.
Ne sono convinto più di quanto non lo possa esprimere. Ma Nostro Signore vuole
che noi ci perdoniamo gli uni gli altri; per parte mia, io dimentico oggi stesso
le pene che l'uno o l'altro ha potuto causarmi.
Ma ringrazio anche tutti coloro che mi hanno aiutato e che sono stati i miei
collaboratori fedeli.
L'ULTIMA UDIENZA DEL S. PADRE
XIV. Era il 21 febbraio. Voglio ricordare tutti i particolari di questa udienza,
che esprime bene lo stato attuale della nostra Opera.
Ho cominciato con l'offrire al S. Padre gli omaggi di tutta la Congregazione,
presentandogli un piccolo resoconto delle nostre opere.
<< Santissimo Padre, dicevo, il Superiore generale dei Sacerdoti del S. Cuore,
umilmente prostrato ai piedi di Vostra Santità, a nome proprio e a nome dei 450
membri del suo Istituto, rinnova l'omaggio della più profonda devozione alla S.
Sede, dell'affetto filiale verso Vostra Santità, e della più grande fedeltà alle
sue direttive.
Sollecita una benedizione per tutte le opere della Congregazione:
per le sue tre Province: tedesca, olandese e franco-belga;
per i 400 alunni delle sue scuole apostoliche;
per le sue missioni del Congo Belga, del Brasile, del Canada, della Svezia e del
Camerun;
per i 20.000 neri del Congo, convertiti alla fede cristiana e per il loro ven.
Vicario Apostolico, Mons. Grison;
per i 2000 operai assistiti nelle fabbriche di Val-des Bois in Francia e di
Recife in Brasile;
per i 40.000 abbonati alle sue riviste, pubblicate in cinque lingue;
per i 20.000 sacerdoti e fedeli, aggregati alla Associazione riparatrice verso
il S. Cuore.
Dalla benedizione di Vostra Santità, egli attende per i membri del suo Istituto
una forza nuova per rispondere al fine della Congregazione che è, assieme a un
ardente lavoro apostolico, l'adorazione riparatrice del SS. Sacramento e
l'offerta quotidiana di se stessi, in spirito di sacrificio e di immolazione,
secondo le costituzioni dell' Istituto >>.
Il S. Padre si intrattenne con noi. Ci parlò delle nostre belle missioni del
Congo e del Brasile, del nostro caro Vicario Apostolico, dei sacrifici di vite
umane che il Congo ci impone, delle interessanti opere di Val-des-Bois, della
fede sentita delle province Renane, della pietà delle diocesi cattoliche di
Olanda, della cara piccola opera di Albino.
Espresse la fiducia che il Belgio conservasse il suo governo cattolico.
Poi prese la penna e sulla mia supplica scrisse le seguenti parole:
<< Con le nostre più vive felicitazioni, accordiamo di cuore a tutti i nostri
cari figli la Benedizione Apostolica, formulando con ardore il voto che, in
mezzo alle loro opere apostoliche, non manchi mai lo zelo per la propria
santificazione, con la fedeltà alla adorazione riparatrice e all'offerta
quotidiana di se stessi, in spirito di vero sacrificio e di immolazione per la
salvezza loro e quella delle anime.
Dal Vaticano, il 21 febbraio 1912. -
PIO X PAPA >>RISOLUZIONI
XV. Le risoluzioni da prendere ci saranno dettate dai consigli del Papa e dalle
nostre costituzioni.
Noi abbiamo un triplice scopo: uno zelo apostolico ardente, l'adorazione
riparatrice e l'offerta quotidiana di noi stessi al S. Cuore.
Lo zelo ardente. Amiamo lavorare per le anime, nell'insegnamento, nella
predicazione, nelle missioni, secondo i bisogni della Congregazione e dove ci
pone l'obbedienza.
Le costituzioni ci indicano le opere che dobbiamo preferire: l' insegnamento
all'infanzia, soprattutto tra i giovani seminaristi che, come Samuele, sono i
preferiti del buon Dio; predicazione di esercizi spirituali; il ministero tra i
piccoli e gli umili, tra i lavoratori e i poveri, e le missioni lontane che
domandano dedizione e sacrificio.
L'adorazione riparatrice. Dobbiamo tenerci!
E' la nostra udienza regale quotidiana. E' la nostra vocazione. Dobbiamo essere
come gli amici di Betania, presso i quali Gesù prende il suo riposo.
Spiegavo al Papa che noi non siamo puramente apostolici, ma che abbiamo una vita
mista, come altre congregazioni, come i Sacerdoti di Picpus, come le Francescane
Missionarie di Maria, ed egli ha voluto insistere su questo particolare nelle
sue raccomandazioni scritte. Ci dobbiamo quindi esaminare su questo punto e
vedere se facciamo quello che dobbiamo. Tutte le case devono avere i loro giorni
fissi per l'esposizione del SS. Sacramento, e tutti devono passare ogni giorno
almeno una mezz'ora vicino a Nostro Signore.
Gli amici del re hanno il privilegio di passare parte della loro giornata nella
sua anticamera e ne sono fieri.
Noi siamo gli amici del Re dei re, la sua guardia d'onore.
L'offerta quotidiana di noi stessi al S. Cuore. Questa offerta è determinata
dalle costituzioni e dall'atto di oblazione aggiunto ai voti . E' l'offerta
quoti-diana, cordiale e sincera di noi stessi, delle nostre azioni, dei nostri
lavori, delle nostre sofferenze, in spirito di sacrificio e di immolazione, per
la riparazione verso il Cuore di Gesù e per la salvezza delle anime. Conviene
che l'offerta del mattino venga rinnovata mentalmente durante il gi orno, almeno
qualche volta.
Quali altre risoluzioni dobbiamo prendere ancora?
Ci sono ispirate dall'ufficio della Sacra Famiglia: noi siamo una famiglia di
fratelli, perciò dobbiamo essere una famiglia molto unita e molto santa, perché
siamo i figli di Dio, i fratelli del Salvatore, i figli spirituali della Vergine
Maria.
Per tracciare nella sua liturgia, il quadro di una famiglia santa, la Chiesa ha
scelto una pagina della lettera di S. Paolo ai Colossesi: << Figli scelti da
Dio, suoi santi e suoi prediletti, voi dovete ricopiare le virtù del Nuovo
Adamo: la bontà di cuore, la benignità, l'umiltà, la modestia, la pazienza.
Sopportatevi gli uni gli altri. Se accade di offendervi reciprocamente,
perdonate con carità come Iddio ha perdonato a voi. Soprattutto amate la carità,
che è il vincolo della perfezione. Amate la pace, la pace di Cristo, che porta
la gioia nei cuori. Siate riconoscenti. Le vostre conversazioni siano castigate,
edificanti, ispirate alla lode di Dio. Tutto ciò che fate, fatelo per Iddio,
uniti a Nostro Signore. Gli inferiori obbediscano con semplicità, per amore di
Dio. Amate la preghiera: ad essa consacrate le vostre veglie. Pregate anche per
i sacerdoti, perché Dio metta sul loro labbro le feconde parole
dell'apostolato... >>
Per descrivere una famiglia santa, potreste voi immaginare un quadro più bello
di questo? Vorrei che lo meditaste spesso.
E soggiungo con S. Paolo: orantes simul et pro nobis. Pregate anche per me,
perchè Dio mi conceda la grazia di dirigervi santamente e di farvi progredire
sulla via della virtù.
Ormai sono vecchio. Voglio finire la mia esortazione con le parole che
l’apostolo S. Giovanni ripeteva nella sua vecchiaia: << Amatevi gli uni gli altri
>>.
Io vi supplico come faceva S. Giovanni: non ci siano divisioni tra noi. Passiamo
sopra a tutto, per restare uniti. Sopportiamo con pazienza le offese e gli
attriti. Amiamo tutte le nazioni. In cielo non ci saranno più le nazioni. Tutti
noi siamo i fratelli del Salvatore e i figli di Maria. Armiamoci nel S. Cuore di
Gesù.
Pregate per questo vecchio che vi benedice di tutto cuore. Pregate molto per
lui, perché ha grande bisogno della divina misericordia.
Onore e gloria a Dio, per mezzo dei Santi Cuori di Gesù e di Maria, per tutta
l'eternità.
Giovanni del Cuore di Gesù.
AMMENDA
ONOREVOLE
E CONSACRAZIONE ALLA SS. VERGINE
Santa Madre di Dio e Madre nostra, finora non ti abbiamo amata e servita come
figli devoti e fedeli. Perdona le nostre infedeltà al tuo servizio, la nostra
indifferenza, le nostre freddezze. Sei stata rattristata soprattutto dalle colpe
che hanno ferito tanto duramente il Cuore infinitamente buono ed amabile del tuo
divin Figlio. Perdonaci anche tutti quegli atti di follia e d’ingratitudine per
i quali oggi ci sentiamo profondamente umiliati. La tua misericordia è tanto
grande che, dopo averci dato il tuo perdono, vorrai ottenerci anche quello del
tuo divin Figlio.
Oh si, buona Madre, difendi la nostra causa! Questa nostra opera di amore e di
riparazione verso il S. Cuore considerala tua e conducila a buon fine. E’ ancora
un nulla: tutta la gloria d’averla fondata sarà tua. Prendi a cuore la sua vita
spirituale e temporale, adottaci come figli tuoi. Non permettere che qualcuno di
noi perda la vocazione o che qualche nostra casa abbia a perire. Ottienici la
grazia di essere degni della nostra missione e di avanzare nel vero spirito del
nostro Istituto.
Da parte nostra ti promettiamo di essere, d’ora in poi, più fedeli, di amarti
come nostra Madre e di lavorare per la propagazione del tuo culto e del tuo
amore...
p. Leone Giovanni Dehon
Miei carissimi figli,
vi lascio il più meraviglioso dei tesori: il Cuore di Gesù.
Egli appartiene a tutti, ma ha delle tenerezze particolari per i sacerdoti che
gli sono consacrati e sono completamente dediti al suo culto, al suo amore, alla
riparazione che il sacro Cuore ha domandato, purché siano fedeli a questa bella
vocazione.
Gesù amava tutti i suoi apostoli, ma ha amato con una tenerezza speciale
l’apostolo san Giovanni, al quale ha affidato la Madre sua e il suo divin Cuore.
Interpretando un detto del salmo possiamo dire: Il Cuore di Gesù è la mia
eredità. Quanto è bella la parte che mi è toccata nell’eredità comune! (cf.
Sal 16,5).
Comprendete che una così bella vocazione richiede un grande fervore e una grande
generosità.
Non dobbiamo mai perdere di vista il nostro scopo e la nostra missione nella
chiesa, come sono posti in rilievo nei primi due capitoli delle nostre
costituzioni:
- un tenero amore verso il sacro Cuore,
- la riparazione con tutte le sue pratiche,
- l’abbandono di noi stessi in spirito di vittima al sacro Cuore, per sopportare
con pazienza e anche con gioia le croci che la divina provvidenza ci invierà.
Questa vocazione esige un’abituale vita interiore e l’unione con Gesù.
(p. Dehon, Testamento Spirituale)
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