Gesù il volto di Dio

Noi Sacerdoti del Cuore di Gesù

Il nostro fondatore p. Leone Giovanni Dehon sin dall’inizio nutriva una devozione straordinariamente viva e personale verso il Cuore di Gesù.

La devozione al S. Cuore mi è venuta da mia madre. Ella mi ha insegnato a pregarlo, a offrirgli piccoli sacrifici per consolarlo delle bestemmie dei cattivi.

Si legge nel suo diario: Volevo essere religioso. Provavo una forte attrattiva per una congregazione ideale di amore e di riparazione al Cuore di Gesù. Non potevo abbandonare le opere di S. Quintino. Per cui mi domandavo se Nostro Signore non voleva che fondassi io stesso l’Opera del S. Cuore a S. Quintino.

Nel 1878 nasce la nuova congregazione che all’inizio si chiamerà Oblati del Cuore di Gesù. Denominazione molto cara al p. Dehon perché esprimeva perfettamente la sua spiritualità: oblati cioè offerti e consacrati al Cuore di Gesù. Ma a partire dal 1884 la sigla ufficiale diventò; Sacerdoti del Cuore di Gesù. (S.C.J. ossia Sacedotes Cordis Jesu).

Dal diario di p. Dehon:

Ma che cosa è il Sacro Cuore? non è forse l’amore di Dio, l’amore della Santissima Trinità che porta a decidere l’incarnazione? non è questo amore di Dio unito all’amore di Gesù uomo? Amore di Gesù che prega, soffre, accetta la morte. Amore che continua a intercedere per noi in cielo, che continua a immolarsi per noi sugli altari. Questo amore noi lo vediamo simboleggiato nel cuore, nel cuore umano di Cristo. Questo è il Sacro Cuore: l’amore di Cristo-Uomo, l’amore di Cristo-Dio, l’amore della Santissima Trinità per noi. Noi vogliamo lodare questo Cuore di Dio con la nostra intelligenza, amarlo con piena volontà, servirlo con tutte le nostre forze, procurando a lui consolazione, offrendo a lui riparazione. Consolazione per le offese che riceve e che non lo lasciano indifferente, riparazione per i peccati. Riparazione del peccato che allontana da Dio, consolazione che avvicina a Cristo riparatore e redentore.

Consolare Gesù, consolare Dio! Perchè no? Gesù-Dio non fece della commedia quando si rivolse a santa Margherita Maria Alacoque e la invitò a compensarlo delle ingiurie e delle bestemmie che riceveva dagli uomini. Non fece della retorica quando ci narrò la parabola del figliol prodigo in cui dipinse la gioia del Divin Padre nell’accogliere il pentito che tornava. E’ Gesù che stabilì il principio che si fa più festa in cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza. Forse che Gesù recitò una parte, quando permise a Giuda di andare a compiere il suo tradimento? La sua angoscia impressionò gli Apostoli e uno, Giovanni, per riparare il gesto di Giuda, per addolcire la sofferenza del Maestro, per dargli quella consolazione che un cuore d’amico gli poteva dare, reclinò il capo sul petto di Gesù. Gesù comprese, lasciò fare e approvò il gesto che rimase scolpito in tutti, tanto da riferire in seguito il gesto e chiamare Giovanni il discepolo che Gesù amava, il discepolo che aveva posato il capo sul Cuore di Gesù.

Ecco, questo ho voluto essere io. Questo ho voluto fare. Questo è l’episodio che in tutta la devozione al Cuore di Gesù mi ha più cattivato ed entusiasmato. Si, io conosco le promesse che il Sacro Cuore di Gesù ha fatto ai devoti del suo Cuore. Conosco la grande promessa dei primi nove venerdì del mese; ma a me ha interessato Gesù, non le promesse di Gesù. Gesù per quello che è, non per quello che dà. Questo ho voluto insegnare ai miei Oblati. Questo ho voluto vivere io. Io, rimasto per lungo tempo solo. Le opere sarebbero venute dopo, di conseguenza. Nelle missioni all’estero, nel ministero in patria, con gli umili, i poveri, gli operai, gli studenti: con la parola, con la stampa, con tutti i mezzi capaci di amare Dio e di farlo amare. L’avermi Dio guidato per l’opera del Sacro Cuore, nella forma e nelle condizioni in cui mi trovavo, significa che l’animo, lo spirito è uno e quest’animo e questo spirito devono essere portati ovunque Lui chiedesse. Per intanto a me chiedeva un collegio per studenti, un patronato per gli operai, un giornale cristiano, la direzione spirituale di anime elette. In tutto e in tutti io cercavo di portare il Cuore di Gesù. O Gesù, tu mi chiami a te; tu sembri aver bisogno di me; eppure in me solo la mia miseria può attirarti perché vuoi esercitare la tua misericordia. Vieni tu, che io oso chiamare mio celeste Amico. Vieni, e metti nel mio cuore tanto amore, che tu possa trovare in esso gioia e consolazione. Ogni amico del Sacro Cuore deve riprodurre questo divin Cuore in un modo speciale e diverso secondo l’attrattiva e il grado della grazia che gli è stata data. In tutti, però, deve vivere il Sacro Cuore, questo Cuore che sempre ama e sempre si immola; questo Cuore che dimentica sempre se stesso e non si stanca mai di donarsi; questo Cuore che pur essendo un cuore d’uomo è anche il cuore di un Dio; questo Cuore che non ha cessato mai di offrirsi e di consacrarsi per noi e a noi, e che è il primo, il più bello e il più grande di tutti i cuori di oblati e di vittime d’amore.

Rinnovo la consacrazione di tutto il mio essere e di tutta la mia vita al Sacro Cuore di Gesù.

Ti amo, o mio dolce Maestro; questa parola di dice tutto. Ecce venio. Sono tuo. Dio ha decretato che tutte le grazie, quelle dell’Eucarestia e del Sacro Cuore come tutte le altre, ci vengono da Maria. Santa Margherita giunse al Sacro Cuore per mezzo di Maria, e spesso negli scritti la Santa c’invita a seguire la medesima strada. Raccomanda soprattutto tre cose: l’offerta di noi stessi a Maria; l’unione alla Santa Vergine nei nostri esercizi di pietà, e il rosario. O Maria, Madre mia dilettissima, io mi consacro a te per sempre. Prendimi sotto la tua protezione. Presentami al tuo Figlio divino e domandagli per me la grazia di amare Lui e te con un amore ardente e fedele.

La Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù

La principale devozione al Cuore di Gesù è la consacrazione personale. Tra gli atti che sono propri del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, emerge la Consacrazione, con la quale offriamo al Cuore Divino di Gesù noi e tutte le nostre cose, riferendole all'eterna carità di Dio, da cui le abbiamo ricevute (Enciclica Miserentissimus Redemptor di Pio XI).

Anche Leone XIII aveva già proposto la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù nell'Enciclica Annum Sacrum del 25 maggio 1899: Questa universale e solenne testimonianza di onore e di pietà è pienamente dovuta a Gesù Cristo proprio perché re e signore di tutte le cose. Consacrandoci infatti a lui, non solo riconosciamo e accettiamo apertamente e con gioia il suo dominio, ma coi fatti affermiamo che, se quel che offriamo fosse veramente nostro, glielo offriremmo lo stesso di tutto cuore. In più lo preghiamo che non gli di-spiaccia di ricevere da noi ciò che, in realtà, è pienamente suo. Poiché il Sacro Cuore è il simbolo e l'immagine trasparente dell'inifinita carità di Gesù Cristo, che ci sprona a rendergli amore per amore, è quanto mai conveniente consacrarsi al suo augustissimo Cuore, che non significa altro che donarsi e unirsi a Gesù Cristo. Ogni atto di onore, di omaggio e di pietà infatti tributati al divin Cuore, in realtà è rivolto allo stesso Cristo.

 

 

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